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martes, 27 de octubre de 2020

El Cardenal Müller: "No a las uniones civiles entre homosexuales"

 Il cardinale Müller: «Unioni civili per le coppie omosessuali? Io sono leale al Papa ma non è al di sopra della parola di Dio»

Il cardinale Müller: «Tutto questo ha creato una grande confusione, ho ricevuto centinaia di chiamate, i fedeli sono totalmente smarriti»

Il cardinale Müller: «Unioni civili per le coppie omosessuali?  Io sono leale al Papa ma non è al di sopra della parola di Dio»shadow

 

«Tutto questo ha creato una grande confusione, ho ricevuto centinaia di chiamate, i fedeli sono totalmente smarriti: che cosa voleva dire, il Papa? Possibile? Perché non si esprime chiaramente?». Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, 73 anni a fine dicembre, teologo e curatore dell’opera omnia di Ratzinger, fu nominato nel 2012 da Benedetto XVI prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è rimasto in carica fino al 2017. «In Germania, con Benedetto, mi dicevano che ero troppo papista, adesso sono diventato un nemico del Papa! Una cosa assurda, per me: sono un cattolico, un sacerdote, ho scritto tanti libri sul primato del Papa, l’ho sempre difeso contro protestanti e liberali. Però...».


Però, eminenza?

«Però il Papa non è al di sopra della Parola di Dio, che ha creato l’essere umano maschio e femmina, il matrimonio e la famiglia. Sono cardinale e sempre dalla parte del Papa, ma non a tutte le condizioni. Non è una lealtà assoluta. La prima lealtà è alla Parola di Dio. Il Papa è il Vicario di Cristo, non è Cristo. E io sono credente in Dio».


Ma Francesco non ha parlato di matrimonio, ha detto che ci vorrebbe un riconoscimento giuridico per le coppie omosessuali, le unioni civili...

«E qual è la differenza, in fondo? In molti Stati le cosiddette unioni sono state soltanto la premessa del riconoscimento dei matrimoni gay. Per questo tanti fedeli sono disturbati, pensano che queste parole sarebbero solo il primo passo verso una giustificazione delle unioni omosessuali, per la Chiesa, e questo non è possibile».




E perché?

«Dall’inizio della Scrittura, nella Genesi, si dice che Dio ha creato l’uomo e la donna. Gesù lo ricorda ai farisei: l’uomo si unirà con sua moglie e i due saranno una sola carne. Per questo il solo matrimonio possibile è tra uomo e donna e i rapporti sessuali sono riservati esclusivamente al matrimonio. Non vogliamo condannare le persone con tendenza omosessuale, anzi vanno accompagnate e aiutate: ma secondo le condizioni della dottrina cristiana».


La Scrittura non parla di unioni civili...

«Questo è un sofisma! La Parola di Dio vale per tutti i tempi. E parla del diritto naturale, morale. La costituzione antropologica non è rispettata in questa nuova antropologia Lgbt: dicono non esista una natura umana definita, uomo e donna, e il sesso sarebbe solo un costrutto ideale, con tutte le conseguenze del caso, compreso il diritto di cambiarlo. Ma non esiste un futuro dell’umanità senza riconoscere la complementarietà fra uomo e donna, il dato biologico e psichico, un rapporto che fonda la cultura umana. Il Papa è anche il primo interprete della legge naturale: perché interviene in queste cose degli Stati senza sottolineare la dimensione della legge naturale?».


La Chiesa non può riconoscere le unioni civili?

«Non è possibile per un pensiero cristiano. Per questo la Chiesa si è sempre opposta: anche lo Stato laico deve rispettare la legge naturale, riconoscere i diritti fondamentali degli umani».


E dove si violerebbero i diritti umani?

«Con l’adozione dei bambini, ad esempio. Un bambino ha diritto di crescere con un padre e una madre. E non parliamo della maternità surrogata, delle donne povere che hanno bisogno di denaro e vendono il proprio corpo. Un grande mercato contro la dignità umana».


Che cosa ha detto ai fedeli che l’hanno chiamata?

«Noi rispettiamo il Papa, chiaro, è principio dell’unità della Chiesa. Ma anche Pietro e Paolo hanno discusso e un Papa, Onorio I, fu perfino giudicato da un Concilio. La persona non è totalmente identica con il papato. Ci sono stati dei pontefici non sempre chiari nella dottrina».


E questa volta?

«La dichiarazione di Papa Francesco non è ufficiale, è arrivata da un’intervista, e questo la relativizza e genera malintesi. Tutto ciò non è buono perché un Papa, così come ogni vescovo, deve essere sempre molto cauto e chiaro, specie in questi tempi così delicati. Alcuni dicono, non so se sia vero, che nel documentario hanno combinato citazioni diverse. Perché la Santa Sede non ha dato una spiegazione? E la Congregazione per la Dottrina della Fede? Eppure ha pubblicato testi su omosessualità e matrimonio, elaborati scientificamente. È un problema di confusione, nel mondo ora si dice “il Papa benedice le unioni omosessuali”: non lo ha detto, ma le conseguenze sono queste. Dovrebbe essere più attento».


22 ottobre 2020 (modifica il 23 ottobre 2020 | 07:19)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(https://www.corriere.it/cronache/20_ottobre_22/unioni-civili-io-sono-leale-papama-non-di-sopradella-parola-dio-a9000df0-14a2-11eb-945d-f4469a203703.shtml?fbclid=IwAR2sQ49pe-pJEeYfWyCBWKFfekpaPyxh0JDzyzkAI-vokeA7y4C62bR6Egg)

miércoles, 6 de mayo de 2020

La persecución comunista a los homosexuales: 9 hechos que algunos callan y muchos ignoran


@ElentirVigo ENSab 17·11·2018 · 7:11  5
Ver a activistas de ultraizquierda con banderas comunistas presentándose como los protectores del colectivo LGTB, como está ocurriendo a menudo en muchos países, es una paradoja histórica.


Os indico a continuación algunos hechos que muchos parecen ignorar:

En “El origen de la familia, la propiedad privada y el Estado” (1884), uno de los padres del comunismo, Friedrich Engels, hablaba de la degradación de los hombres en la antigua Grecia, afirmando que “cayeron en la abominable práctica de la sodomía”.
La homosexualidad ha estado perseguida en las siguientes dictaduras comunistas: Albania (hasta 10 años de prisión), Alemania Oriental, Bulgaria (hasta 3 años de prisión), China, Corea del Norte, Cuba, Etiopía, Hungría, Laos, Mongolia, Polonia, Rumanía, Somalia, la URSS (hasta 5 años de prisión) y Yugoslavia.
En las cárceles soviéticas, los homosexuales sufrían todo tipo de vejaciones. Los presos homosexuales eran obligados a dormir al lado de las letrinas, a realizar las peores tareas de la prisión, a comer por separado de los demás presos, y a ofrecer favores sexuales a otros presos o guardias para evitar palizas y violaciones. Según señala Nicolás Márquez en “El libro negro de la nueva izquierda” (2016), “entre 1934 y 1980 fueron condenados cerca de cincuenta mil homosexuales” al Gulag, la red soviética de campos de concentración.
El comunista Maxim Gorki, uno de los máximos ideólogos de la URSS, escribió lo siguiente en el artículo “Humanismo proletario”, publicado en los diarios comunistas soviéticos Pravda e Izvestia el 23 de mayo de 1934: “En la tierra donde el proletariado gobierna valientemente y con éxito, la homosexualidad, con su efecto corruptor sobre los jóvenes, se considera un delito social punible bajo la ley. En contraste, en la ‘tierra cultivada’ de los grandes filósofos, eruditos y músicos, se practica libremente y con impunidad. Ya hay un dicho sarcástico: ‘Destruid la homosexualidad y el fascismo desaparecerá’”.
En su edición de 1952, la Gran Enciclopedia Soviética afirmaba: “El origen de la homosexualidad está vinculado a las condiciones sociales cotidianas; para la abrumadora mayoría de las personas que se entregan a la homosexualidad, estas perversiones se detienen tan pronto como la persona se encuentra en un ambiente social favorable… En la sociedad soviética con sus costumbres sanas, la homosexualidad como una perversión sexual se considera vergonzosa y criminal. La legislación penal soviética considera la homosexualidad como punible, con la excepción de aquellos casos en los que la homosexualidad es una manifestación de un marcado trastorno psíquico”.
En su “Diccionario de la homofobia” (2015), Louis-George Tin explica que en la versión China del Gulag soviético, denominada Laogai, fueron recluidos “decenas de millares de homosexuales, con frecuencia asimilados a otras categorías sospechosas de traición (los extranjeros, los mestizos, los católicos, los intelectuales occidentalizados) y siempre tratados muy duramente”. El escritor chino-francés Jean Pasqualini, un superviviente del Laogai, relató en su libro “Prisonnier de Mao” (1974) la ejecución de dos prisioneros homosexuales en el campo de Qinghe en 1960, asesinados de un tiro en la cabeza, por mantener relaciones entre ellos. El trato a los prisioneros homosexuales en el Laogai chino era parecido o incluso peor que en las prisiones soviéticas.
Uno de los más conocidos dirigentes de la dictadura comunista cubana, el Che Guevara, mostraba un especial odio por los homosexuales, a los que consideraba “pervertidos sexuales”. En 1960 Guevara fundó el campo de trabajo de Guanahacabibes, destinado a “reeducar” a colectivos que la dictadura comunista consideraba contrarios a su “ética revolucionaria”, entre ellos los homosexuales, que sufrieron maltratos, violaciones e incluso ejecuciones en ese recinto, presidido por un gran letrero que -al estilo de Aushcwitz- afirmaba: “El trabajo os hará hombres”.
En 1965, en una entrevista concedida al reportero estadounidense Lee Lockwood, el dictador comunista cubano Fidel Castro afirmó: “Nunca hemos creído que un homosexual pueda personificar las condiciones y requisitos de conducta que nos permitan considerarlo un verdadero revolucionario. Una desviación de esa naturaleza choca con el concepto que tenemos de lo que debe ser un militante comunista”. En 1984 dos antiguos partidarios de esa dictadura, Néstor Almendros y Orlando Jiménez Lea, elaboraron un documental titulado “Conducta impropia” sobre la represión a los homosexuales en Cuba, en el que recogieron los testimonios de docenas de personas que fueron encerradas en campos de confinamiento en esa isla a causa de su orientación sexual.
En enero de 2016, el estalinista Partido Comunista de la Federación Rusa (PCFR, socio ruso del Partido Comunista de España) reclamó multar los comportamientos homosexuales y castigar a quien confiese en público su homosexualidad. Uno de los diputados del PCFR, Ivan Nikitchuk, tachó a los homosexuales de gente “enferma y loca”.
A la vista de estos hechos, ver a comunistas con camisetas del Che Guevara y presentándose como defensores de los homosexuales es el colmo del contrasentido. Y eso por no hablar de los que se dicen fans de Fidel Castro, de Stalin o de Mao.
(https://www.outono.net/elentir/2018/11/17/la-persecucion-comunista-a-los-homosexuales-9-hechos-que-algunos-callan-y-muchos-ignoran/)

viernes, 5 de abril de 2019

En Brunei, por la ley islámica, será legal azotar y apedrear homosexuales hasta la muerte


EN BRUNÉI SERÁ LEGAL AZOTAR Y APEDREAR HOMOSEXUALES HASTA LA MUERTE
Por Diego Santiago 

A partir de este 3 de abril, el nuevo código penal entrará en vigor en el país asiático, liderado por el sultán Hassanal Bolkiah.

Desde el próximo 3 de abril, en Brunéi será legal azotar y apedrear homosexuales hasta la muerte, así como otras polémicas prácticas que el sultanato asiático retomó en su nuevo código penal.

En el país liderado por el sultán Hassanal Bolkiah ya era ilegal ser homosexual. Sin embargo, desde 2014, Brunéi tomó la controversial decisión de adoptar la sharía [los preceptos de Alá] sin que le importara la condena de Derechos Humanos.

Así, en el nuevo código penal que entra en vigor en tres días también está permitido amputar manos y pies a los ladrones. No sólo apedrear homosexuales e infieles.

Una de las personalidades que alzó la voz y pidió boicotear una empresa de Brunéi fue George Clooney.

En una carta abierta en contra del sultanato publicada en Deadline, el actor y director expone las razones para no acudir a la cadena hotelera Dorchester Collection, que pertenece a Bolkiah.

Son buenos hoteles. La gente que ahí trabaja es amable y no poseen nada en este tipo de propiedades. Pero seamos claros: cada vez que nos hospedamos o tenemos juntas o cenamos en estos nueve hoteles ponemos nuestro dinero en los bolsillos de hombres que deciden apedrear hasta la muerte a sus ciudadanos por ser gais o adúlteros.

Brunéi es una monarquía y un boicot tendrá poco efecto en sus leyes. Pero ¿vamos a ayudar a pagar por estas violaciones a los derechos humanos?”, puntualiza el protagonista de Gravedad.

Con información de Agencia EFE y BBC Mundo.

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