"La humanidad no encontrará la paz hasta que no vuelva con confianza a mi Misericordia" (Jesús a Sor Faustina)
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martes, 1 de junio de 2021

Salesianos pierden la razón, el sentido común y la fe católica: proponen al satanista y ateo confeso Karl Marx, como modelo de la juventud

 

La editorial de los Salesianos propone a Marx como modelo para los niños

Salesianos Marx
 | 

Una colección de libros para lectores infantiles cuyos protagonistas viven en un orfanato dirigido por Sofía Hipatia: allí viven 6 niños extraordinariamente curiosos y apasionados por la filosofía. Son novelas de misterio, para captar la atención de los niños, pero al mismo tiempo una forma de ir introduciendo conceptos filosóficos en los niños.

Una idea que puede parecer atractiva a primera vista… ¡hasta que uno descubre que uno de los niños filósofos modelo que se proponen a los niños es nada menos que Karlitos Marx!

En una entrevista publicada en El País, la autora, Cuca Canals, explica su inspiración:

“Me he inspirado en Karl Marx para imaginarme cómo sería de niño. Evidentemente, me he documentado sobre su pensamiento y otros detalles de su vida, como que provenía de una familia apoderada o su afán por un mundo más igualitario. Por supuesto, la primera cualidad de Karlitos Marx es su preocupación por la justicia social y especialmente por los más desfavorecidos. Creo que muchos lectores se van a sentir identificados con él”.

¿Dónde se habrá documentado Cuca Canals? ¿En las hemerotecas de Pravda?

Porque su supuesto afán por un mundo más igualitario no le impidió vivir toda su vida de las rentas de las fábricas de su amigo Engels en las que se explotaba a los trabajadores tanto o más que en el resto de fábricas de la época y de los pelotazos que también Engels daba en la Bolsa. Marx nunca expresó la más mínima preocupación por el estado de los trabajadores de esas fábricas ni por las víctimas de las especulaciones gracias a las que siempre pudo vivir como un buen burgués. Todo lo contrario que el Karlitos Marx de la novela, quien “tiene una familia muy adinerada que le ha repudiado, y él a ella, por explotar a trabajadores”, en lo que es una manipuladora contradicción de la realidad histórica.

En cambio, lo que oculta Cuca Canals es el odio que rezuma la visión de Marx de la vida como de un escenario de lucha de clases inescapable, algo visceralmente contrario a la visión cristiana.

Tampoco nos habla de la visión del Karlitos Marx ya adulto sobre la religión: «La filosofía no lo oculta. Hace suya la profesión de fe de Prometeo: «¡En una palabra, odio a todos los dioses!». Y opone esta divisa a todos los dioses del cielo y de la tierra que no reconozcan como suprema divinidad a la autoconciencia humana. Esta no tolera rival». No es de extrañar que Marx sostuviera como principio básico en la vida que «la abolición de la religión como ilusoria felicidad del pueblo es la demanda de su verdadera felicidad».

Todo esto no sería extraño si la editorial que publica estos libros fuera propiedad de la Fundación de Estudios Marxistas o el Instituto 25-M de Juan Carlos Monedero, pero lo realmente sorprendente es que esta colección es editada por Edebé (por Ediciones don Bosco), la editorial de la Congregación Salesiana: “EDEBÉ es una obra educativo-pastoral de la Congregación Salesiana dirigida por una Junta de Gobierno compuesta por salesianos y profesionales provenientes de diversos ámbitos del mundo empresarial”.

¿Será que los sucesores de San Juan Bosco creen ahora que la mejor propuesta educativo-pastoral para los niños es ponerles como modelo a Karlitos Marx?

En cualquier caso, la realidad siempre supera cualquier delirio imaginable y la autora de esta colección de Edebé ya anuncia el protagonista del siguiente libro de la colección: “El tercer libro estará escrito por Freddy Nietzsche, un niño muy creativo y divertido”. No podemos esperar a ver lo divertido que puede llegar a ser jugar a superhombres mientras Freddy elimina infrahumanos bajo los acordes de Wagner.

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martes, 23 de marzo de 2021

Congregación para la Doctrina de la Fe: Es incompatible la Fe Católica con la pertenencia a la Masonería


 

RIFLESSIONI AD UN ANNO DALLA DICHIARAZIONE

DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE



INCONCILIABILITÀ TRA FEDE CRISTIANA E MASSONERIA


 


Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava una dichiarazione sulle associazioni massoniche (cfr AAS LXXVI [1984] 300).


A poco più di un anno di distanza dalla sua pubblicazione può essere utile illustrare brevemente il significato di questo documento.


Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica. Per Leone XIII esse si riconducevano essenzialmente a un naturalismo razionalista, ispiratore dei suoi piani e delle sue attività contro la Chiesa. Nella sua Lettera al Popolo Italiano «Custodi» (8 dicembre 1892) egli scriveva: «Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all'una significa separarsi dall'altra».


Non si poteva pertanto tralasciare di prendere in considerazione le posizioni della Massoneria dal punto di vista dottrinale, quando negli anni 1970‑1980 la S. Congregazione era in corrispondenza con alcune Conferenze Episcopali particolarmente interessate a questo problema, a motivo del dialogo intrapreso da parte di personalità cattoliche con rappresentanti di alcune logge che si dichiaravano non ostili o perfino favorevoli alla Chiesa.


Ora lo studio più approfondito ha condotto la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione dell'inconciliabilità di fondo fra i principi della massoneria e quelli della fede cristiana.


Prescindendo pertanto dalla considerazione dell'atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione del 26.11.83, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d'altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell'inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.


A partire da questo punto di vista dottrinale, in continuità del resto con la posizione tradizionale della Chiesa, come testimoniano i documenti sopra citati di Leone XIII, derivano poi le necessarie conseguenze pratiche, che valgono per tutti quei fedeli che fossero eventualmente iscritti alla massoneria.


A proposito dell'affermazione sull'inconciliabilità dei principi tuttavia si va ora da qualche parte obiettando che essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun «principio», nel senso di una posizione filosofica o religiosa che sia vincolante per tutti i suoi aderenti, ma piuttosto di raccogliere insieme, al di là dei confini delle diverse religioni e visioni del mondo, uomini di buona volontà sulla base di valori umanistici comprensibili e accettabili da tutti.


La massoneria costituirebbe un elemento di coesione per tutti coloro che credono nell'Architetto dell'Universo e si sentono impegnati nei confronti di quegli orientamenti morali fondamentali che sono definiti ad esempio nel Decalogo; essa non allontanerebbe nessuno dalla sua religione, ma al contrario costituirebbe un incentivo ad aderirvi maggiormente.


In questa sede non possono essere discussi i molteplici problemi storici e filosofici che si nascondono in tali affermazioni. Che anche la Chiesa cattolica spinga nel senso di una collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, non è certamente necessario sottolinearlo dopo il Concilio Vaticano II. L'associarsi nella massoneria va tuttavia decisamente oltre questa legittima collaborazione e ha un significato ben più rilevante e determinante di questo.


Innanzi tutto si deve ricordare che la comunità dei «liberi muratori» e le sue obbligazioni morali si presentano come un sistema progressivo di simboli dal carattere estremamente impegnativo. La rigida disciplina dell'arcano che vi domina rafforza ulteriormente il peso dell'interazione di segni e di idee. Questo clima di segretezza comporta, oltre tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote.


Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma, tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante.


In tale contesto, le diverse comunità religiose, cui appartengono i singoli membri delle Logge, non possono essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni di una verità più ampia e inafferrabile. Il valore di queste istituzionalizzazioni appare, quindi, inevitabilmente relativo, rispetto a questa verità più ampia, la quale si manifesta invece piuttosto nella comunità della buona volontà, cioè nella fraternità massonica.


Per un cristiano cattolico, tuttavia, non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria - sovraconfessionale e in una forma interna - cristiana. Egli non può coltivare relazioni di due specie con Dio, né esprimere il suo rapporto con il Creatore attraverso forme simboliche di due specie. Ciò sarebbe qualcosa di completamente diverso da quella collaborazione, che per lui è ovvia, con tutti coloro che sono impegnati nel compimento del bene, anche se a partire da principi diversi. D'altronde un cristiano cattolico non può nello stesso tempo partecipare alla piena comunione della fraternità cristiana e, d'altra parte, guardare al suo fratello cristiano, a partire dalla prospettiva massonica, come a un «profano».


Anche quando, come già si è detto, non vi fosse un'obbligazione esplicita di professare il relativismo come dottrina, tuttavia la forza relativizzante di una tale fraternità, per la sua stessa logica intrinseca ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell'atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano, «al quale cara è la sua fede» (Leone XIII).


Questo stravolgimento nella struttura fondamentale dell'atto di fede si compie, inoltre, per lo più, in modo morbido e senza essere avvertito: la salda adesione alla verità di Dio, rivelata nella Chiesa, diviene semplice appartenenza a un'istituzione, considerata come una forma espressiva particolare accanto ad altre forme espressive, più o meno altrettanto possibili e valide, dell'orientarsi dell'uomo all'eterno.


La tentazione ad andare in questa direzione è oggi tanto più forte, in quanto essa corrisponde pienamente a certe convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea. L'opinione che la verità non possa essere conosciuta è caratteristica tipica della nostra epoca e, nello stesso tempo, elemento essenziale della sua crisi generale.


Proprio considerando tutti questi elementi la Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».


Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica.


La S. Congregazione dichiara infine che «non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». A questo proposito il testo fa anche riferimento alla Dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Sede Apostolica ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore (can. 2335).


Allo stesso modo il nuovo documento, emesso dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nel novembre 1983, esprime identiche intenzioni di riserva relativamente a pronunciamenti che divergessero dal giudizio qui formulato sulla inconciliabilità dei principi della massoneria con la fede cattolica, sulla gravità dell'atto di iscriversi a una loggia e sulla conseguenza che ne deriva per l'accesso alla Santa Comunione. Questa disposizione indica che, malgrado la diversità che può sussistere fra le obbedienze massoniche, in particolare nel loro atteggiamento dichiarato verso la Chiesa, la Sede Apostolica vi riscontra alcuni principi comuni, che richiedono una medesima valutazione da parte di tutte le autorità ecclesiastiche.


Nel fare questa Dichiarazione, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede non ha inteso disconoscere gli sforzi compiuti da coloro che, con la debita autorizzazione di questo Dicastero, hanno cercato di stabilire un dialogo con rappresentanti della Massoneria. Ma, dal momento che vi era la possibilità che si diffondesse fra i fedeli l'errata opinione secondo cui ormai la adesione a una loggia massonica era lecita, essa ha ritenuto suo dovere far loro conoscere il pensiero autentico della Chiesa in proposito e metterli in guardia nei confronti di un'appartenenza incompatibile con la fede cattolica.


Solo Gesù Cristo è, infatti, il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli.

(https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850223_declaration-masonic_articolo_it.html?fbclid=IwAR2Wt58bthc70sbF2uHMqTOy-OXHXh2BYaYNEtZqg5Y6darBJJkN2n4Jw4o)

sábado, 26 de octubre de 2019

8 razones por las que el culto a la “Santa Muerte” es incompatible con la fe católica

La "Santa Muerte" / Flickr de Megan Rosenbloom (CC-BY-NC-2.0)

Profesar devoción al ídolo demoníaco llamado "Santa Muerte" o "San La Muerte" es incompatible con la fe católica.

24 de octubre de 2019
POR DIEGO LÓPEZ MARINA | ACI Prensa
En algunos países de Latinoamérica, principalmente en México y Argentina, se ha extendido la falsa devoción conocida como la “Santa Muerte”, una creencia incompatible con la fe católica.

Para absolver las dudas, el P. Jil Portilla, exorcista para la II Vicaría de la Arquidiócesis de México y especialista en el tema, compartió con ACI Prensa 8 claves para comprender el real significado de este peligroso “culto a la muerte” y sus consecuencias.  

1. La “Santa Muerte” no es una persona o un ser

La “Santa Muerte” no tiene absolutamente nada de santa. La muerte no es un ser, sino un acontecimiento. Significa la ausencia de vida, es decir, que una persona se ha quedado sin vida.

Desde pequeños nos enseñaron a imaginar la muerte como un esqueleto humano con vida, que lleva una guadaña y que quita la vida a las personas para llevárselas de este mundo. Pero esto no es real, sino que es una fantasía. Es una forma alegórica o caricaturizada para expresar el fin de la vida, porque la muerte no es un personaje real.

2. La muerte es en realidad la consecuencia del pecado

La muerte llegó a la humanidad como consecuencia del pecado y así lo revelan las Sagradas Escrituras en: Génesis 2, 15-17; Romanos 5, 12 y Deuteronomio 30, 15-20.

Algunas personas creen que Dios es el autor de la muerte, y que por lo tanto es bueno darle culto. Sin embargo, tal premisa es errónea y puede ser constatada en: Sabiduría 1, 12-13.

Quien sí es el autor de la muerte es el demonio, quien es culpable de que el hombre peque y experimente la muerte. Las Escrituras revelan esta información con toda claridad en: Sabiduría 2, 23-24; Génesis 3, 1-6; y Hebreos 2, 14-15.

3. El culto a la “Santa Muerte” es satánico

Las imágenes de la muerte representan las obras del demonio. Por lo tanto el que adora a la muerte, adora al demonio y sus obras.

4. La calavera no es más que una burda imagen

Algunas personas le piden a Dios que les conceda una santa muerte, es decir, que desean morir santamente. Sin embargo, en ningún caso piensa que la muerte sea un ser santo. Sabiendo que la muerte no es un ser, entonces, cada imagen de la “Santa Muerte”, no tiene nada de santa y no es más que una burda y fea imagen.

5. La Iglesia Católica nunca ha aprobado su culto

La Iglesia no ha aprobado nunca el culto a la “Santa Muerte”. Se debe tener cuidado porque existen falsos sacerdotes en algunos lugares que se hacen pasar por iglesias católicas y que dan culto a la muerte.

“Adorar a la muerte es idolatría, pero sobre todo que muchas personas lo hacen por ignorancia”, dijo en una ocasión el P. José de Jesús Aguilar, encargado del área de Radio y Televisión de la Arquidiócesis de México.

6. La muerte no hace favores

Muchas personas le piden a la muerte que les conceda algún favor: dinero, trabajo, poder, protección, curación, seducción, etc. Es verdad que en algunos casos les ha concedido lo que pedían, pero a un precio muy alto, sufriendo graves consecuencias.

Aquí algunos sufrimientos que padecen los adoradores de la muerte:

1. Si son casados, se resquebraja el matrimonio
2. Si se les concedió tener dinero, pierden la paz y alegría
3. En algunas ocasiones sufren la miseria y no progresan
4. Les suceden accidentes mortales
5. Padecen depresión (mucho miedo y tristeza)
6. Escuchan ruidos, ven fantasmas
7. Se alejan de la fe
8. Toda la familia se ve afectada con muchos problemas

7. Las personas son engañadas y se alejan de Dios

A quienes rinden y extienden su culto, colocándole un altar, flores, alimento o llevándole en el pecho, se les suele amenazar con que si no cumplen o se arrepienten de adorar a la “Santa Muerte”, entonces ésta tomará venganza de ellos. Es el Maligno quien finalmente comienza a atormentar con muchos sufrimientos.

Sin embargo, no debe dar temor el escapar de sus garras. Si se invoca a Jesús, Él te defenderá de todas las obras del demonio. Así se puede constatar en las Sagradas Escrituras en: 1 Juan 3,8; Romanos 10, 13; Santiago 4, 7; y 1 Pedro 5, 8-9.

8. La muerte es el peor enemigo de Dios y de los hombres

Algunas veces se mencionan las obras para referirse al autor de ellas. Por ejemplo, se dice que se combate el crimen cuando en realidad se combate a los criminales. De igual manera, cuando la Biblia hablar de aniquilar a la muerte, en realidad hablar de aniquilar a su autor, es decir, al demonio.

Jesucristo será quien acabé con él para siempre, junto con sus obras. Así lo establecen las Escrituras en: Isaías 25, 6-8; y 1 Corintios 15, 21-26.

(https://www.aciprensa.com/noticias/8-razones-por-las-que-el-culto-a-la-santa-muerte-es-incompatible-con-la-fe-catolica-44194)

martes, 18 de septiembre de 2018

Jesuitas apóstatas confunden a católicos enseñando técnica de la Nueva Era llamada "Eneagrama"

No hay texto alternativo automático disponible.

Advertimos a los fieles católicos que el Eneagrama es incompatible con la fe católica.
Aún cuando sea promocionado y practicado por sacerdotes católicos, el Eneagrama es una práctica esotérica, ocultista, propia de la Nueva Era y absolutamente incompatible con la fe católica.

martes, 24 de octubre de 2017

Ocho razones por las que el culto al ídolo demoníaco “Santa Muerte” es incompatible con la fe católica


Ídolo demoníaco "San La Muerte" o "Santa Muerte". Su culto es incompatible con la Fe católica y los católicos que le rinden culto cometen pecado mortal de idolatría, por lo que no pueden comulgar hasta que no confiesen sacramentalmente.

Por Diego López Marina

CIUDAD DE MÉXICO, 24 Oct. 17 / 06:06 pm (ACI).- En algunos países de Latinoamérica, principalmente en México y Argentina, se ha extendido la falsa devoción conocida como la “Santa Muerte”, una creencia incompatible con la fe católica.

Para absolver las dudas, el P. Jil Portilla, exorcista para la II Vicaría de la Arquidiócesis de México y especialista en el tema, compartió con ACI Prensa 8 claves para comprender el real significado de este peligroso “culto a la muerte” y sus consecuencias.  

1. La “Santa Muerte” no es una persona o un ser

La “Santa Muerte” no tiene absolutamente nada de santa. La muerte no es un ser, sino un acontecimiento. Significa la ausencia de vida, es decir, que una persona se ha quedado sin vida.

Desde pequeños nos enseñaron a imaginar la muerte como un esqueleto humano con vida, que lleva una guadaña y que quita la vida a las personas para llevárselas de este mundo. Pero esto no es real, sino que es una fantasía. Es una forma alegórica o caricaturizada para expresar el fin de la vida, porque la muerte no es un personaje real.

2. La muerte es en realidad la consecuencia del pecado

La muerte llegó a la humanidad como consecuencia del pecado y así lo revelan las Sagradas Escrituras en: Génesis 2, 15-17; Romanos 5, 12 y Deuteronomio 30, 15-20.


Algunas personas creen que Dios es el autor de la muerte, y que por lo tanto es bueno darle culto. Sin embargo, tal premisa es errónea y puede ser constatada en: Sabiduría 1, 12-13.

Quien sí es el autor de la muerte es el demonio, quien es culpable de que el hombre peque y experimente la muerte. Las Escrituras revelan esta información con toda claridad en: Sabiduría 2, 23-24; Génesis 3, 1-6; y Hebreos 2, 14-15.

3. El culto a la “Santa Muerte” es satánico

Las imágenes de la muerte representan las obras del demonio. Por lo tanto el que adora a la muerte, adora al demonio y sus obras.

4. La calavera no es más que una burda imagen

Algunas personas le piden a Dios que les conceda una santa muerte, es decir, que desean morir santamente. Sin embargo, en ningún caso piensa que la muerte sea un ser santo. Sabiendo que la muerte no es un ser, entonces, cada imagen de la “Santa Muerte”, no tiene nada de santa y no es más que una burda y fea imagen.

5. La Iglesia Católica nunca ha aprobado su culto

La Iglesia no ha aprobado nunca el culto a la “Santa Muerte”. Se debe tener cuidado porque existen falsos sacerdotes en algunos lugares que se hacen pasar por iglesias católicas y que dan culto a la muerte.

“Adorar a la muerte es idolatría, pero sobre todo que muchas personas lo hacen por ignorancia”, dijo en una ocasión el P. José de Jesús Aguilar, encargado del área de Radio y Televisión de la Arquidiócesis de México.

6. La muerte no hace favores

Muchas personas le piden a la muerte que les conceda algún favor: dinero, trabajo, poder, protección, curación, seducción, etc. Es verdad que en algunos casos les ha concedido lo que pedían, pero a un precio muy alto, sufriendo graves consecuencias.

Aquí algunos sufrimientos que padecen los adoradores de la muerte:


1. Si son casados, se resquebraja el matrimonio
2. Si se les concedió tener dinero, pierden la paz y alegría
3. En algunas ocasiones sufren la miseria y no progresan
4. Les suceden accidentes mortales
5. Padecen depresión (mucho miedo y tristeza)
6. Escuchan ruidos, ven fantasmas
7. Se alejan de la fe
8. Toda la familia se ve afectada con muchos problemas

7. Las personas son engañadas y se alejan de Dios

A quienes rinden y extienden su culto, colocándole un altar, flores, alimento o llevándole en el pecho, se les suele amenazar con que si no cumplen o se arrepienten de adorar a la “Santa Muerte”, entonces ésta tomará venganza de ellos. Es el Maligno quien finalmente comienza a atormentar con muchos sufrimientos.

Sin embargo, no debe dar temor el escapar de sus garras. Si se invoca a Jesús, Él te defenderá de todas las obras del demonio. Así se puede constatar en las Sagradas Escrituras en: 1 Juan 3,8; Romanos 10, 13; Santiago 4, 7; y 1 Pedro 5, 8-9.

8. La muerte es el peor enemigo de Dios y de los hombres

Algunas veces se mencionan las obras para referirse al autor de ellas. Por ejemplo, se dice que se combate el crimen cuando en realidad se combate a los criminales. De igual manera, cuando la Biblia hablar de aniquilar a la muerte, en realidad hablar de aniquilar a su autor, es decir, al demonio.

Jesucristo será quien acabé con él para siempre, junto con sus obras. Así lo establecen las Escrituras en: Isaías 25, 6-8; y 1 Corintios 15, 21-26.
(https://www.aciprensa.com/noticias/8-razones-por-las-que-el-culto-a-la-santa-muerte-es-incompatible-con-la-fe-catolica-44194)

lunes, 16 de enero de 2017

Magia, tarot, supersticiones: incompatibles con la fe católica


Artículo de Danierl Arasa que reflexiona en un análisis hecho por el escritor católico Chesterton sobre la magia y la superstición.

Dejad de creer en Dios y creeréis en cualquier cosa", que dijo Chesterton.


Naturalmente asentados

        Desplazarse por el centro de las grandes y a veces no tan grandes ciudades permite encontrarse con un buen número de personas sentadas en taburetes tras unas mesitas con letreros en las que nos anuncian la lectura de las manos, descubrir nuestro futuro a través de las cartas, sumergirnos en los secretos del horóscopo, ...

        En las bocas del Metro algunos de los nuevos inmigrantes dan octavillas en las que nos aseguran que de acudir a tal o cual vidente o gurú hallaremos la solución a nuestros problemas de salud, amorosos, matrimoniales, laborales, de negocios, ... Es decir, diremos adiós a cuanto nos preocupa o incomoda y nos transformará en personas nuevas, seres felices. Lo mismo se repite en las páginas de anuncios clasificados de la prensa, en algunas cuñas radiofónicas o en páginas de Internet.

        No parece que la presencia de videntes operando en plena calle se haya detenido con las nuevas normas de civismo implantadas por algunos ayuntamientos, quizás porque los ediles entienden que pueden perseguir a prostitutas y vendedores de “top manta” pero que magos y adivinos son inocuos.

        Los hijos de la Ilustración y todo el abanico de laicistas nos habían asegurado que cuando hubiera más escuelas, más cultura, desaparecerían todo tipo de supersticiones, incluyendo en el mismo saco la religión. Y los materialistas, no desde ópticas liberales sino marxistas, habían vaticinado algo similar cuando la gente, el proletariado, saliera de la miseria económica: no haría falta ya ‘inventarse’ dioses ni mitos que le garantizaran una felicidad futura enfrente de las miserias presentes.

Aunque parezca un tanto paradójico
        Pero resulta que en las sociedades del Primer Mundo, aquellas en las que la inmensa mayoría de ciudadanos tienen más que cubiertas las necesidades vitales y hay muchos más problemas de obesidad o de anorexia buscada que de hambre, en donde la escuela no falta a nadie y gran parte de los jóvenes pueden acceder a estudios superiores, en una sociedad del desperdicio, del consumismo desaforado, cuando la cantidad de información nos desborda por todas partes y no somos capaces de asimilarla, ..., resulta que se han disparado los videntes, quirománticos, leedores de manos, magos, descifradores de horóscopos y similares.

        Datos de hace tres años del Centro Europeo de Estudios sobre las Nuevas Religiones señalaban que cerca de la quinta parte de la población de Europa Occidental y de los Estados Unidos iba como mínimo una vez al año a visitar un mago o cualquier otro profesional de “lo oculto”.

        En el año 2002 había en Italia 7.250 magos que se anunciaban por los medios tradicionales o por Internet. No es un caso especial, sino que en todo Occidente la situación es similar.

        El mismo organismo detalla que a este tipo de intérpretes de lo oculto va más gente rica que pobre. Cierto que aquellos tienen más dinero, pero, al menos teóricamente, también han podido tener más acceso a la educación y, en consecuencia, ser menos vulnerables a las supersticiones.

        En paralelo a este fenómeno son precisamente estas sociedades del Primer Mundo donde buena parte de la población ha abandonado la práctica religiosa, se declara agnóstica o atea y hasta en muchos casos ha olvidado sus raíces y base cultural cristiana.

        Les ha pasado aquello que dijo Chesterton, y con fórmulas similares han manifestado muchos otros, “dejad de creer en Dios y creeréis en cualquier cosa”.

sábado, 30 de abril de 2016

Jugar con fuego: “Lilah”, técnica hindú neo-pagana, incompatible con la fe católica


Tablero del juego gnóstico hindú llamado "Lilah": 
su práctica es incompatible con la profesión de fe católica.

En nuestros días se está popularizando un método hindú llamado “Lilah”, el cual es presentado como un “juego”, cuyo propósito es “ayudarte a obtener la habilidad para despegarte de tus identificaciones y ver cómo puedes llegar a ser un mejor jugador de la vida”[1]. (¿¿??) Centrado en el aspecto psicológico y espiritual del ser humano, Lilah adopta un lenguaje, una filosofía y una cosmovisión de la vida y de la divinidad totalmente ajenas al lenguaje, la filosofía y las categorías teológicas del catolicismo, lo cual hace que “Lilah” sea incompatible con la profesión de fe católica.
Esta incompatibilidad se debe al hecho de que no se puede “jugar” a Lilah sin comprometer seriamente la fe en Dios Uno y Trino y en el misterio pascual de Muerte y Resurrección del Hombre-Dios Jesucristo. En otras palabras, para “jugar” a Lilah, se debe renunciar a la fe católica, para adoptar sin reservas la espiritualidad oriental que subyace a este “juego”, de neto corte neo-pagano.
Según sus propios cultores y difusores, el método (Lilah) persigue un “conocimiento de uno mismo (…) es un juego que te permite hacer un viaje interior por tus estados de conciencia. Es un mapa que puede mostrar la geografía y estado de tu alma”[2]. El problema es que el conocimiento de uno mismo, según el método de Lilah, conduce a descubrir que “uno mismo” no sólo está inmerso en una energía cósmica, sino que es “parte” de dicha energía; lo que hace el método Lilah es “ayudar a descubrir” en qué momento evolutivo de la unión con la energía cósmica impersonal se encuentra el alma: “Lilah es la energía cósmica puesta en movimiento, que fluyendo sin cesar va generando formas, universos, realidades, seres. Es la danza cósmica, y toda la realidad en la que nos encontramos inmersos es una manifestación, un “juego” de Brahmán o Energía”[3]. En otras palabras, todos estamos envueltos y somos parte de “Lilah”, esa “energía cósmica en movimiento que fluye y genera formas, universos, realidades”. Es decir, el “juego Lilah” ayuda a descubrir esa energía cósmica impersonal, de la cual somos parte integrante, lo cual es un absurdo incompatible con la Verdad Revelada por Nuestro Señor Jesucristo y custodiada y defendida por el Magisterio de la Iglesia, Verdad que nos enseña que hay una distinción radical entre Dios, que es Uno y Trino y nosotros, sus creaturas; distinción que se hace todavía más radical cuando se habla del universo, ya que lejos de ser parte de esa “energía”, el universo es una creatura creada –valga la redundancia- por Dios Trino.
Por otra parte, en este “juego” se habla de “estados evolutivos del alma”, concepto que no existe en la espiritualidad católica, al menos no en el sentido en el que se lo toma aquí. Efectivamente, el sitio mencionado dice así: “El alma y sus distintos estados evolutivos son las estaciones de este juego de posibilidades que, según lo indique el dado, cada jugador va atravesando” [4]. La “evolución del alma”, según esta espiritualidad oriental, es hacia la adquisición de la conciencia de que uno mismo es parte de la “energía cósmica”, lo cual no se puede sostener sino se cree en un dios impersonal, reducido a una “masa energética” de alcance universal. Nada de esto es cristiano, ni se desprende de la Revelación de Nuestro Señor Jesucristo, ni puede ser creído sin colocarse, voluntariamente, en las antípodas de la Fe, del Credo y del Catecismo de la Iglesia católica.
El método posee una clara tendencia panteísta, desde el momento en que el objetivo del “conocimiento de uno mismo” se alcanza cuando, a través del “juego”, se toma conciencia de que el “Ser del jugador” forma parte de ese “Conocimiento Divino”: “El Lilah es el Juego del Conocimiento Divino, la profundización y expresión del Ser del Jugador”. Claramente, se identifica “Conocimiento Divino” con “Ser del Jugador”, lo cual es un concepto panteísta absolutamente extraño al cristianismo. En este sentido, el conocimiento de los “estadios evolutivos del alma” no se refiere a otra cosa que a “manifestaciones del Espíritu” (con mayúscula, porque es la “energía cósmica” que se manifiesta a través del alma de quien “juega”): “Una oportunidad de manifestación para el Espíritu, así como de integración con las formas que adquiere, la mente, las emociones, el Ego en suma, ya que las vemos intervenir en las acciones que se toman sobre el tablero”. En otras palabras, el “Espíritu” –la energía cósmica impersonal- se “manifiesta” a través de los “estadios evolutivos2 del alma de quien juega a Lilah, lo cual es un delirar con los ojos abiertos.
Todo esto es falso y producto de meras elucubraciones de la fantasía, desde el momento en que el verdadero conocimiento de uno mismo solo es posible a la luz de la gracia de Nuestro Señor Jesucristo, que es la que lleva a saber para qué estamos en este mundo. Según afirma San Ignacio de Loyola, en el Principio y Fundamento de los Ejercicios Espirituales Ignacianos, estamos en esta vida para conocer, amar y servir a Dios Uno y Trino y así salvar el alma: “El hombre es criado para alabar, hacer reverencia y servir a Dios nuestro Señor y, mediante esto, salvar su ánima; y las otras cosas sobre la haz de la tierra son criadas para el hombre, y para que le ayuden en la prosecución del fin para que es criado”. Esto quiere decir que hemos sido creados para: alabar, (es decir, amar, adorar, glorificar, bendecir), hacer reverencia (temor de Dios) y servir a Dios nuestro Señor (Dios Uno y Trino, el Único Dios verdadero, encarnado en la Persona del Hijo, por voluntad del Padre y por obra del Espíritu Santo). El cumplimiento de los fines para los cuales hemos sido creados, será para nosotros motivo de gran alegría, en esta tierra y en la eternidad: Adorar a Dios Trino, Y obrar como sus servidores, Nos otorgará la “salvación del alma”, lo cual a su vez es la causa por la cual estamos en esta tierra y en esta vida. Por lo tanto, conocernos a nosotros mismos por medio de la luz de la gracia, lejos de llevarnos a creer que somos parte del “Espíritu” o “energía cósmica universal”, nos permite desentrañar nuestro interior, con el fin de no solo mejorar como personas, sino ante todo, de servir, adorar, hacer reverencia a Dios Nuestro Señor y así lograr nuestra salvación -mediante la conservación y el acrecentamiento de la gracia santificante- y la de nuestros hermanos. Éste es el verdadero y único “conocimiento de sí mismo”, el que nos proporciona Jesucristo con su gracia, y no el que se obtiene a través de Lilah.
Una vez más, es necesario recalcar la idea de que el “conocimiento (cristiano) de uno mismo”, NO SE DA en el mismo sentido del conocimiento de sí mismo que se persigue en las doctrinas gnósticas de la Nueva Era –entre ellas, el método Lilah-. Aún más, no hay nada más peligroso para la vida espiritual del cristiano, que el error de la gnosis de la Nueva Era, porque este error descarta de plano la necesidad de un Redentor: si yo soy dios, no tengo necesidad de salvación, ni de Salvador, ni de sacramentos, ni de iglesia. El conocimiento gnóstico de sí mismo conduce al error de creer que no necesitamos a Jesús, el Hombre-Dios, ni su Iglesia, ni sus sacramentos, para salvarnos.
La realidad es que somos simplemente creaturas y NO SOMOS Dios y por lo tanto, nos diferenciamos radicalmente de Dios. Esa diferencia entre Dios y nosotros, entre la esencia divina y la esencia humana, entre el Acto de Ser divino, subsistente en sí mismo y nuestro acto de ser participado, es infinita.
La New Age, por medio de las escuelas o cursos de “Metafísica” gnóstica o esotérica (hay una metafísica “buena”, que es el estudio de la filosofía del ser), puede hablarnos de conocimiento de sí mismos, pero de ninguna manera hablará de la necesidad del arrepentimiento, ni de la vida de la gracia, ni de sacerdotes, ni de templos, ni de un Redentor: sólo necesitamos “conocernos a nosotros mismos”: “¿Cómo hemos de lograr esta autorrealización? Ciertamente no a través de libros, ni de rituales, ni de sacerdotes, ni de templos. Solamente se obtiene a través del recto conocimiento, del esfuerzo constante que significa el conocimiento de uno mismo”. Y nosotros agregamos: del conocimiento gnóstico, panteísta y esotérico de uno mismo, tal como lo proporciona “Lilah”. Según estas doctrinas paganas y esotéricas, el conocimiento de uno mismo nos lleva a descubrir la “chispa de divinidad” que todos poseemos. La profundización de este error gnóstico, es creer que somos dios y que lo único que hace falta, es simplemente “descubrir” que somos dios, a través de la gnosis.
Lejos de hacernos creer la fantasía de que somos “energía divina”, como pretende Lilah, el conocernos a nosotros mismos, por la luz de la gracia, nos provoca “horror” ante la vista de nuestra “gran miseria”, tal como le dice Jesús a Sor Faustina, aunque esta miseria que somos es al mismo tiempo la causa de nuestra más grande felicidad, porque es lo que nos hace merecedores del Amor Misericordioso de Dios. Es esto lo que le dice Jesús a Santa Faustina: “Después de la Santa Comunión oí estas palabras: Ves lo que eres por ti misma, pero no te asustes de eso. Si te revelara toda la miseria que eres, morirías del horror. Has de saber, sin embargo, lo que eres. Por ser tú una miseria tan grande, te he revelado todo el Mar de mi Misericordia. Busco y deseo tales almas como la tuya, pero son pocas; tu gran confianza en Mí Me obliga a concederte gracias continuamente. Tienes grandes e inexpresables derechos sobre Mi Corazón, porque eres una hija de plena confianza. No soportarías la inmensidad de Mi amor que tengo por ti, si te lo revelara aquí en la tierra en toda su plenitud. A menudo levanto un poco el velo para ti, pero debes saber que es solamente Mi gracia excepcional. Mi amor y Mi misericordia no conocen límites”. (Santa Faustina Kowalska, Diario 718)”.
Entonces, además de hacernos saber quién es Dios –Uno y Trino-, el conocimiento cristiano de sí mismo dado por la gracia y la luz de Cristo, por el contrario, nos lleva a sabernos que somos “nada más pecado”, pero también nos lleva a saber que Jesucristo es Nuestro Redentor, nos lleva a arrepentirnos de nuestros pecados, a pedir perdón por ellos en el Sacramento de la Penitencia, para recibir al mismo Dios que nos perdona desde la cruz, Jesús en la Eucaristía y este proceso se llama “conversión”. LA CONVERSIÓN DEL CORAZÓN ES EL FRUTO DEL CONOCIMIENTO DE UNO MISMO, OBTENIDO POR LA LUZ DE CRISTO. LA CONVERSIÓN SE PRODUCE POR LA ILUMINACIÓN DEL ROSTRO DE CRISTO SOBRE EL ALMA.
El rumbo nuevo que implica la conversión, brota de una luz nueva, una luz que muestra lo que el alma no veía antes, pero esa luz viene de lo alto, de Jesucristo, no de nosotros mismos. Sin la luz de Jesucristo, se vuelven imposibles tanto el verdadero conocimiento de sí, como de la necesidad imperiosa de la conversión (que es la fase sucesiva del proceso). Ejemplo de conversión cristiana, que ilumina las tinieblas del alma y la conduce a la luz de Cristo, es San Pablo, en su camino a Damasco (cfr. Hech 9ss). Encontrarse verdaderamente con Cristo y llegar a conocerse, vienen por lo tanto a ser sinónimos (otros ejemplos evangélicos, además del de San Pablo, son el de la mujer samaritana del capítulo cuarto del Evangelio de Juan, o la conversión de Zaqueo).
Resumiendo: el conocimiento de sí mismo sin Cristo, -que es el conocimiento gnóstico de la Nueva Era y es el conocimiento que proporciona Lilah-, conduce a la desesperación. El conocimiento de sí mismo con Cristo y su luz, conduce a la conversión.
Como vemos, el conocimiento de uno mismo sí es necesario, pero NO según el método panteísta y neo-pagano que propone “Lilah” –y, con él, la Nueva Era-, sino según la gracia de Cristo Jesús, que ilumina al alma –que sin Él es sólo tinieblas- y que, al concederle la gracia, le concede la conversión al mismo tiempo, tal como le sucedió a San Pablo, camino de Damasco.




[1] Cfr. http://lilah.cl/.
[2] Cfr. ibidem.
[3] Cfr. ibidem.
[4] Cfr. ibidem.

martes, 18 de agosto de 2015

Un católico no puede dar culto a la “Santa Muerte”, alertan expertos en México

La

MÉXICO D.F., 18 Ago. 15 / 06:21 am (ACI).- Un grupo de expertos mexicanos alertó a los fieles sobre los peligros de la “devoción” conocida como la “Santa Muerte” y explicó que esta creencia es incompatible para los católicos porque no “tiene nada que ver con el mensaje cristiano.

El P. Edgar Valtierra, responsable de la Comisión Ecuménica del Arzobispado de México, señaló que “todas las tradiciones cristianas reconocen, a través de sus representantes, que (la Santa Muerte) se trata de un culto incompatible” con la fe católica.

El sacerdote explicó que la llamada Santa Muerte “no tiene nada que ver con el mensaje cristiano, y es necesario decirlo porque muchas personas piensan que pueden ser católicos y al mismo tiempo pertenecer a ese grupo”.

Por su parte, el P. Juan José Cedeño, responsable de la Pastoral Juvenil de la Arquidiócesis de México, comentó que “este tema de la Santa Muerte ha enganchado a varios jóvenes y los ha llevado a la ruina, a la perdición y en algunos casos hasta a posesiones demoniacas”.

Los sacerdotes hicieron estas declaraciones en una conferencia realizada el 16 de agosto por el Consejo Ecuménico de México y la Pastoral Juvenil de la Arquidiócesis de México en la parroquia de Jesús Nazareno, en el Centro Histórico del Distrito Federal a la que asistieron unos 500 jóvenes en ocasión del Día del Joven Católico.

En la conferencia participaron el P. Rogelio Alcántara, titular de la Comisión de la Doctrina de la Fe en la Arquidiócesis de México y Doctor en Teología Dogmática; Gerardo Agustín de Diego, auxiliar de exorcista; el periodista Carlos Montiel del Consejo de Analistas Católicos, y el analista y periodista Guillermo Gazanini.

Recientemente el Consejo Ecuménico de México dio a conocer un comunicado, al que se hizo referencia en el evento, en el que indica que un católico que da culto a la Santa Muerte cae en pecado grave porque esta falsa devoción constituye “una degeneración de la religión”.

El culto a “la llamada ‘Santa Muerte ´no presenta ni representa elementos cristianos aceptables por ninguna Iglesia cristiana en sus distintas expresiones”, agrega el comunicado en el que alientan además “a los sacerdotes y ministros de culto a una verdadera evangelización integral, orientando al Pueblo de Dios respecto a estos cultos incompatibles con el mensaje de Nuestro Señor Jesucristo”.

¿Qué es la Santa Muerte?

La Santa Muerte es una falsa devoción difundida en distintos lugares de México y otros países de América Latina. Es representada con una calavera adornada, según el gusto personal de los adeptos.

Narcotraficantes, delincuentes, ex convictos o secuestradores se acercan a esta controvertida imagen para pedir por el éxito de sus delitos. Este culto blasfemo también está vinculado a prácticas de brujería.

La “Santa Muerte” también es conocida como San La Muerte, Señor de la Buena Muerte, Señor de la Paciencia, San Justo Nuestro Señor de la Buena Muerte, Nuestro Señor de Dios y la Muerte, San Esqueleto, Ayucaba, Señor que Todo Lo Puede, San Severo de la Muerte o El Santito.

En 2012, integrantes de la secta asesinaron en Sonora (México) a dos niños de 6 y 7 años, y una mujer de 55. Ambos murieron degollados como ritual de sacrificio dedicado a la “Santa Muerte”.

martes, 27 de enero de 2015

Un cristiano NO PUEDE NI DEBE creer en la Reencarnación



La falsa y errónea doctrina de la reencarnación es radicalmente incompatible con la fe católica

¿Puede un cristiano creer en la reencarnación?
No, porque esta oscura doctrina de la reencarnación es absolutamente incompatible con la fe en la resurrección, pues predica la desvinculación entre el espíritu y la materia. Muchos cristianos la admiten porque desconocen su propia fe, y esto ha llevado a mucha confusión respecto al tema.

1. La reencarnación es un concepto procedente de la espiritualidad oriental, y afirma que el espíritu debe desvincularse del cuerpo material en el que reside.

Aunque hay muchas variantes sobre la creencia en la reencarnación, podemos definirla como la "doctrina según la cual el alma del hombre pasa a través de varios cuerpos hasta que se libera de todo vinculo con la materia". La reencarnación es una creencia de origen oriental, difundida en los ambientes de la Nueva Era con algunos retoques de occidentalización que la han puesto de moda, incluso entre cristianos que se han apartado de su propia fe. Esta concepción parte del presupuesto de que las almas, después de la muerte, se reencarnan en otro cuerpo, y vuelven a esta vida para pagar por obras que hicieron en el pasado (hinduismo) o para perfeccionarse vida tras vida (espiritismo).

La versión que se difunde más en occidente, gracias a la literatura espiritista y gnóstica, es mucho más seductora, porque deja de lado los aspectos más duros y negativos (castigo en próximas vidas), para centrarse en un plan egocéntrico de autorrealización, madurez espiritual, evolución, y acumulación de experiencias. Y en las versiones más psicologistas (S. Grof, T. Dethlefsen, B. Weiss) se explicarían fácilmente todos los males de la vida como consecuencias de problemas en vidas anteriores.

No cabe duda de que las doctrinas reencarnacionistas quieren dar una respuesta a problemas existenciales como el origen del mal, el porqué del sufrimiento, la existencia de desigualdades, el sentido de la justicia más allá de la muerte… pero niega el amor de Dios, la salvación, el perdón divino, y no asume el libre albedrío, sino un destino fatal movido por una ley implacable donde cada uno sólo está en manos de sí mismo.

Actualmente hay mucha confusión y desconocimiento debido a la avalancha de libros de "autoayuda", películas, telenovelas y series televisivas que difunden doctrinas de este tipo como una evidencia científica. Algunos autores promotores del espiritismo, la metafísica y la autoayuda esotérica han promovido falsas ideas sobre el tema.

Es comprensible que si uno es budista, o se adhiere a las creencias del hinduismo, por ser coherente con la propia doctrina, crea en la reencarnación. Como debería ser obvio que un cristiano crea en la resurrección, y no en la reencarnación.

El problema es que muchos cristianos que desconocen en profundidad su propia fe han asumido una avalancha de doctrinas extrañas a su fe como conciliables con ella. Han sido influidos culturalmente por las creencias espiritistas, teosóficas, antroposóficas, esotéricas y gnósticas, especialmente las promovidas por la literatura "New Age". La creencia en la reencarnación, en su versión occidental, es también asumida y difundida por los movimientos contactistas que predican el contacto extraterrestre.

2. Esta creencia es contraria a la doctrina y la tradición cristiana y totalmente incompatible con la fe en la resurrección atestiguada en la Biblia y con la fe en Jesucristo como Salvador.

La fe judía y cristiana revela al ser humano como un ser único e irrepetible, atestigua la resurrección y revela que las personas cuando mueren van al encuentro del Señor, nadie se reencarna en otro cuerpo, ni tampoco queda vagando como un espíritu por el mundo -o en otros planetas-, como creen los espiritistas.
Para la fe cristiana, el ser humano tiene una identidad única en cuerpo y alma, y no hay karma, ya que existe el perdón de un Dios que salva. Jesús mismo le dice al ladrón en la cruz: "Hoy mismo estarás conmigo en el paraíso" (Lc 23,39), por lo que encontramos aquí un ladrón sin karmas y reencarnaciones que llega al cielo definitivo.

Creer en el amor infinitito de un Dios que salva y perdona no admite la soledad de estar en manos de una ley fría y universal de causa y efecto. Además, para una antropología cristiana, la reencarnación banaliza la muerte, el cuerpo y la propia identidad, convirtiendo a éstas en meras realidades accidentales.

Pero la Biblia es clara para quienes creen en la revelación judeocristiana:

“Muchos de los que duermen en el polvo de la tierra se despertarán, unos para la vida eterna, otros para el oprobio, para el horror eterno. Los doctos brillarán como el fulgor del firmamento, y los que enseñaron a la multitud la justicia, como las estrellas, por toda la eternidad” (Daniel 12,2-3)

“Al llegar a su último suspiro dijo: Tu, criminal, nos privas de la vida presente, pero el Rey del mundo a nosotros que morimos por sus leyes, nos resucitará a una vida eterna” (2 Macabeos 7,9)

“...Pues de no esperar que los caídos resucitarían, habría sido superfluo y necio rogar por los muertos...” (2 Macabeos 12,44)

“...las almas de los justos están en las manos de Dios y no les alcanzará tormento alguno. A los ojos de los insensatos pareció que habían muerto; se tuvo por quebranto su salida y su partida de entre nosotros por completa destrucción: pero ellos están en paz”. (Sabiduría, 3,1-3)

“Está establecido a los hombres que mueran una sola vez, y luego el juicio...” (Heb. 9,27)

El mismo San Pablo (nos) afirma que si Cristo resucitó, todos resucitaremos, y la fe cristiana está apoyada en la resurrección de Cristo. (1 Cor 15). Y al leer este capítulo de la primera carta a los Corintios, es evidente que nuestra resurrección es como la de Jesucristo, por lo que hay una vida nueva y definitiva, no un paseo por diferentes cuerpos.

El Catecismo de la Iglesia Católica enseña:

“En la muerte, Dios llama al hombre hacia sí. Por eso, el cristiano puede experimentar hacia la muerte un deseo semejante al de San Pablo: "deseo partir y estar con Cristo" (Fil 1,23)...

La muerte es el fin de la peregrinación terrena del hombre, del tiempo de gracia y misericordia que Dios le ofrece para realizar su vida terrena según el designio divino y para decidir su último destino. Cuando ha tenido fin “ el único curso de nuestra vida terrena”, ya no volveremos a otras vidas terrenas. Está establecido a los hombres que mueran una sola vez (Heb 9,27). No hay “reencarnación” después de la muerte” (CIC 1011-1013).

La Iglesia siempre ha creído que a la muerte le sigue inmediatamente el juicio, el encuentro con Dios.

"Del mismo modo que Cristo ha resucitado verdaderamente de entre los muertos, y que vive para siempre, igualmente los justos después de su muerte vivirán para siempre con Cristo resucitado y que Él los resucitará en el último día... Creer en la resurrección de los muertos desde sus comienzos es un elemento esencia de la fe cristiana... somos cristianos por creer en ella" (CIC 989-991).

3. La Palabra de Dios enseña que esta es la única vida terrena decisiva y el destino del hombre se decide irrevocablemente en esta vida.

Además la creencia en la reencarnación también niega la necesidad de salvación, ya que cada uno se salvaría a sí mismo, en un camino de superación individual de causa-efecto. En cambio, en la fe cristiana creemos que somos salvados gratuitamente por Dios, que Jesucristo cargó con nuestros pecados y nos regala su perdón y la vida eterna.
Para la fe cristiana, queda excluida toda concepción cíclica del mundo, pues el hombre tiene una historia única delante de Dios, porque Dios le ha creado y querido como ser único e irrepetible.

La manifestación gloriosa de Jesucristo al final de los tiempos es el punto final de la historia, no hay para nuestra fe un ciclo interminable de historias.

La reencarnación choca con las creencias fundamentales y centrales de la fe cristiana, no es algo secundario. San Agustín, en La Ciudad de Dios escribe claramente cuál es el destino del cristiano más allá de la muerte: "Cristo ha muerto una sola vez por nuestros pecados; resucitado de entre los muertos, no muere ya y la muerte no tiene dominio sobre él. También nosotros después de la resurrección, estaremos siempre con el Señor al que ahora decimos con el salmo: Tú, Señor, nos guardarás y nos custodiarás desde esta generación eternamente".

Referencias:

Catecismo de la Iglesia Católica (988 a 1065)

4. Ni la reencarnación es tan antigua como dicen, ni está en la mayoría de las religiones, ni tiene fundamento científico, y mucho menos tiene algo que ver con la Biblia.

Existen muchas falsas ideas extendidas en torno a la posible compatibilidad entre la doctrina cristiana y la reencarnación.

Algunos dicen que la Iglesia Católica borró algunas citas de la Biblia que hablaban de la reencarnación, especialmente en el Concilio de Nicea. Eso es falso, porque nunca en la fe judía ni en la cristiana se creyó en la reencarnación.

También esgrimen como argumento que un Padre de la Iglesia, Orígenes, creía en la reencarnación. Pero tampoco es cierto, porque este gran teólogo cristiano creía que las almas pre-existían, no que se reencarnaban. Y la doctrina de la preexistencia de las almas también fue condenada.

También dicen los espiritistas que la reencarnación es la creencia más antigua y universal, lo cual tampoco es cierto, porque en los textos del hinduismo sólo aparece a partir del s. VII a.C. y no en los Vedas, que son más antiguos; tampoco la admiten las antiguas religiones chinas (taoísmo y confucianismo), ni la antigua religión egipcia, aunque el Libro de los muertos tiene algunas menciones a la metempsicosis, pero no es lo mismo.

Ni los persas, ni los pueblos africanos manejaron esta idea. En los griegos antiguos no hay ideas de reencarnación; es Pitágoras a quien se le atribuye, y la retoma poéticamente Platón. Pero Homero, a pesar de transmitirnos las ideas de su tiempo sobre la supervivencia de las almas, no tiene un solo texto alusivo a nada que se parezca a reencarnación.

Muchos espiritistas utilizan citas de la Biblia sacadas de contexto sobre la vuelta a la vida de Elías o de Juan el Bautista, atribuyéndole la reencarnación, cuando en realidad el texto bíblico nunca se refiere a una idea de ese estilo.

Otros autores llegan a decir que hay evidencias científicas de la reencarnación por "terapias de vidas pasadas", como las del Dr. Brian Weiss, y en realidad no sólo no son científicas, sino que según varios expertos son una "colección de absurdos", escritos de un modo muy convincente para el gran público. Una corriente sin base científica muy extendida que hace "regresiones hasta vidas pasadas" es la psicología transpersonal de Stanislav Grof, que empleaba el LSD y luego la respiración holotrópica para hacer regresiones y obviamente los resultados eran toda clase de alucinaciones. El Dr. Kurt Koch, en más de 103 casos investigados durante 15 años, comprobó los serios disturbios y daños psíquicos de quienes se someten a estos "viajes" a vidas anteriores.

Referencias:

CANTONI, Pietro, Cristianismo y Reencarnación, Paulinas, Bogotá, 1997.
KLOPPENBURG, Boaventura, La Reencarnación, Ed. San Pablo, Bogotá, 2000.
VELEZ CORREA, Jaime, La Reencarnación a la luz de la ciencia y de la fe, Celam, Bogotá, 1998.
(artículo extraído de: http://www.aleteia.org/es/estilo-de-vida/q-a/un-cristiano-puede-creer-en-la-reencarnacion-135043?page=3)