"La humanidad no encontrará la paz hasta que no vuelva con confianza a mi Misericordia" (Jesús a Sor Faustina)
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lunes, 2 de noviembre de 2020

Mensaje de la Virgen a Sor Sasagawa: "Recen el Rosario penitencial todos los días"

 



9 Novembre 2019 Pubblicato da Marco Tosatti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, con tutte le precauzioni del caso vogliamo parlarvi di una notizia che sta girando per il web, e che è stata lanciata in primo luogo da una radio cattolica statunitense, WQPH, collegata alla rete di EWTN, il gruppo di informazione cattolica statunitense più diffuso e noto. Condividiamo questa notizia con tutte le precauzioni del caso, in attesa di conferme. 


In breve la notizia è questa: suor Agnes Sasagawa, la religiosa che nel 1973 ricevette in tre diverse occasioni messaggi dalla Madonna, in apparizioni che furono confermate dalla Chiesa, avrebbe ricevuto nelle settimane passate un altro messaggio, veicolato da un angelo.


Suor Sasagawa, che ha 88 anni, ne ha parlato con una consorella, dandole il permesso di diffondere il messaggio, di per sé piuttosto breve.


§§§

“Domenica, 6 ottobre, alle 3.30 ad Akita, lo stesso angelo è apparso davanti a me (suor Sasagawa) come circa 30  anni fa. L’angelo per prima cosa mi ha detto qualche cosa di privato.


La buona cosa da diffondere a tutti è: “Copritevi con le ceneri”, e “per favore pregate il Rosario Penitenziale (Rosario penitencial) ogni giorno. Tu, suor Sasagawa, diventa come un bambino e ogni giorno per favore offri sacrificio”. Suor M chiese a suor Sasagawa: “Posso dirlo a tutti?”. Suor Sasagawa ha dato il suo assenso e ha aggiunto: “Pregate perché io sia capace di diventare come un bambino e offrire sacrificio”. Questo è quanto fu udito da suor M.”.


§§§

Le ceneri fanno riferimento all’esortazione di Giona agli abitanti di Ninive, di vestirsi di sacco e sedere sulle ceneri.


La radio ha elaborato successivamente la prima notizia, aggiungendo alcuni commenti.  


“Nel corso della storia, i messaggeri delle rivelazioni private hanno sofferto grandemente a causa della resistenza incontrata fuori e dentro la Chiesa. Abbiamo visto che non c’è nessun messaggio relativo alla salvezza dell’umanità che il diavolo non cerchi di sopprimere in tutti i modi che gli sono permessi.


In particolare sappiamo che suor Agnes ha sofferto grandemente dal tempo dell’ultimo messaggio di Akita etemiamo che questo nuovo messaggio, questa chiamata molto semplice al pentimento, che abbiamo ottenuto da font vicino a lei, abbia dato inizio a nuove tribolazioni per lei e per le persone di sua fiducia”.


 


L’ultimo messaggio a cui ci si riferisce è quello del 13 ottobre 1973. Eccolo:


 Messaggio del 13 ottobre 1973 (terza e ultima apparizione)


“Mia cara figlia, ascolta bene ciò che ho da dirti. Ne informerai il tuo superiore”.


Dopo un attimo di silenzio la Madonna continua dicendo:


“Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima. Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli. I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti. Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.


L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore. Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro.


Con coraggio, parla al tuo superiore. Egli saprà come incoraggiare ognuna di voi a pregare e a realizzare il vostro compito di riparazione. E’ il vescovo Ito, che dirige la vostra comunità”.


E dopo aver sorriso aggiunge:


“Hai ancora qualcosa da chiedere? Oggi sarà l’ultima volta che io ti parlerò in viva voce. Da questo momento in poi obbedirai a colui che ti è stato inviato e al tuo superiore.


Prega molto le preghiere del Rosario. Solo io posso ancora salvarvi dalle calamità che si approssimano. Coloro che avranno fiducia in me saranno salvati”.


§§§

Alcuni commentatori sul web hanno fatto notare che il 6 ottobre scorso era il giorno in cui ha avuto inizio il Sinodo sull’Amazzonia, con tutto il suo corollario di avvenimenti discutibili e di polemiche, che non si sono ancora placate.

(https://www.marcotosatti.com/2019/11/09/la-suora-veggente-di-akita-avrebbe-ricevuto-un-nuovo-messaggio/)

miércoles, 29 de abril de 2015

Hija de masón confirma bilocación del Padre Pío y aparición de la Virgen

Giovanna Rizzani, Padre Pio

En el convento de san Elías de Pennisi (Italia), Fray Pío experimentó por primera vez el fenómeno de la bilocación. La noche del 18 de enero de 1905 -narra él mismo-, mientras se encontraba en el coro, recogido en profunda oración, se sintió trasladado a una casa señorial de la ciudad de Údine, donde estaba muriendo un hombre y naciendo una niña.

El caso, curioso por decir lo menos, lo puso por escrito el joven Pio a indicación de su director espiritual y, pasados los años, se cruzaría este testimonio con el de Giovanna Rizzani, la segunda protagonista de la historia… 

"Hace días- escribe Fray Pío- me sucedió un hecho insólito: Mientras me encontraba en el coro con Fray Anastasio, eran como las 23 horas del día 18 del mes en curso (enero de 1905), de pronto me encontré lejos en una casa señorial donde el padre moría mientras nacía una niña. Se me apareció entonces la Santísima Virgen María que me dijo:

"Te confío a esta criatura, es una piedra preciosa en su estado bruto. Trabájala, límpiala, hazla lo más reluciente posible, porque un día quiero adornarme con ella…".

Le contesté a la Virgen:

"¿Cómo podría ser posible, si yo soy todavía un pobre clérigo y no sé si un día podré tener la fortuna y la alegría de ser sacerdote? Y además si llegara a ser sacerdote, ¿cómo podré ocuparme de esta niña, viviendo yo tan lejos de aquí?".

La Virgen me respondió:

"No dudes. Será ella quien vendrá a ti, pero primero la encontrarás en la Basílica de San Pedro en Roma". Después de esto… me encontré otra vez en el coro".

Este escrito fue cuidadosamente guardado por el director espiritual del Padre Pío, el sacerdote Agostino de San Marco en Lamis. Luego, al conocer que los hechos se habían corroborado, lo confió al cuidado de la niña de quien se trataba el testimonio de Padre Pío, Giovanna Rizzani… nacida en Údine, el 18 de enero de 1905, mientras su padre –miembro de la Masonería- moría.

Tras la muerte del señor Juan Bautista Rizzani, su joven viuda Leonilde tomó a su hija recién nacida y se trasladó a Roma con sus papás. Allí, la pequeña Giovanna creció educada cristianamente.

Una tarde del verano de 1922 Giovanna, ya convertida en adolescente, se dirigió a la Basílica de San Pedro para confesarse. No se veía sacerdote alguno en los confesionarios, pero de improviso se le cruza un joven sacerdote capuchino quien bajo la petición de Giovanna acepta confesarla.

Ingresó, recuerda la chica, en el segundo confesionario, situado a la izquierda, entrando a la Basílica. Al finalizar la confesión… “lo esperaba para besarle la mano. Pero del confesionario no salió nadie, ¡porque no había nadie!”.

(Ni en 1905 u otro año, estuvo padre Pío en Udine, cerca de Venecia. Tampoco en 1922 salió ni un solo día de San Giovanni Rotondo).

En sus vacaciones de verano de 1923, narra Giovanna, fue con una tía y dos amigas a San Giovanni Rotondo, para conocer al sacerdote de quien tanto se comentaba, Padre Pío.

Era el atardecer. El corredor que llevaba de la antigua sacristía a la clausura del convento estaba abarrotado de gente, pero Giovanna se encontraba en primera fila. El Padre Pío, al pasar, la miró y le dijo: “Yo te conozco, naciste el día en que murió tu padre”, y le dio a besar la mano, bendiciéndola.

Al día siguiente, en el confesionario, lo oyó decir: “¡Hija mía, por fin estás aquí! Hace años que te estoy esperando…”.

Giovanna respondió: “Padre ¿qué quiere de mí? Yo no lo conozco. Es la primera vez que vengo a S. Giovanni Rotondo. Acompaño a mi tía. Quizás está en un error, me confundió con otra muchacha”.

“No, no me equivoco -le respondió el Padre Pío- ni te confundo con otra muchacha. Tú ya me conoces. Me encontraste el año pasado en la Basílica de San Pedro en Roma”.

Ante el asombro de Giovanna, ella recuerda que el padre le explicó que aquel confesor en el Vaticano era él. Luego para su asombro le habló de la encomienda que sobre ella recibió mientras estuvo presente durante la muerte de su padre… “Fuiste confiada a mi cuidado por la Santísima Virgen María”, fueron las palabras del santo sacerdote.


Artículo originalmente publicado por Porta luz
(http://www.aleteia.org/es/religion/contenido-agregado/hija-de-mason-confirma-bilocacion-de-sacerdote-y-aparicion-de-la-virgen-5875426446540800)

jueves, 31 de enero de 2013

Testimonio de ex-mormona: "descubrí que los mormones no tienen argumentos ni respuestas"



por Luis Santamaría 

Yasmin Oré Ramírez, hoy con 28 años de edad, nació y creció en Lima, Perú, en una familia de tradición católica… hasta que una amiga le invitó a los mormones. Entró en el mormonismo buscando gente acogedora, virtuosa y protectora, pero cuando ella intentó extender esa fe descubrió que ni se sostenía en la Biblia ni respondía al anhelo de su corazón.
Recogemos su testimonio en primera persona, tal como lo cuenta a Religión en Libertad y como lo ha transcrito el periodista Pablo J. Ginés, porque explica cuál es el proceso por el que se entra en este grupo, cómo captan nuevos miembros, cómo los entrenan y los envían a calles y casas. En la foto de la izquierda podemos verla con Luis Santamaría, de la Red Iberoamericana de Estudio de las Sectas (RIES).

»Mi familia era católica, aunque mis padres no estaban entonces casados por la iglesia, por unos problema de partidas de bautismo quemadas o perdidas. Dejaron el tema y se casaron por lo civil. Me dieron una educación católica: hice la secundaria en el colegio Presentación de María, de religiosas, recibí los sacramentos, la comunión y la confirmación. A los 19 años estudiaba derecho, iba a misa e incluso cantaba en el coro, pero mi formación y mi fe era muy superficial.
»Yo había oído hablar de sectas demoníacas y satanistas, y mi papá me prevenía contra los Testigos de Jehová que tocaban a menudo a la puerta. Pero nadie me había hablado de los mormones

La amiga y la acogida
»Yo tenía una amiga en mi colegio de monjas que era mormona. Me dijo: “acompáñame un domingo a ver mi iglesia”. Así que un domingo me salté la misa para ir con ella a ver su iglesia. Y me gustó. La gente era muy acogedora: todos lo eran, las señoras, las chicas de mi edad, los chicos.
»Tenían reuniones para jóvenes en las que hablaban sobre las virtudes. A otros jóvenes quizá les parecería aburrido, pero yo era una chica con pocas amistades. No me gustaba salir de fiesta, las fiestas no me llenaban. En cambio, esta gente, que parecía tan pura, virtuosa e inocente, sí que me llenaba.
»Hoy que soy católica y adulta sé que tenemos que enfrentar el mal que hay en el mundo y en nuestras vidas, pero entonces, con 19 años, yo no quería enfrentarme a la realidad, no quería embarrarme. Yo quería protección, un entorno seguro, un grupo acogedor y virtuoso que me protegiese. Los mormones me ofrecían eso. 

Dos chicos jóvenes hablando de Dios
»Ellos me enviaron dos jóvenes misioneros a visitarme a mi casa y darme charlas dos días por semana. Eran dos chicos de mi edad, de 19 años, uno peruano y otro de EEUU. Yo les decía a mis padres que eran cristianos y amigos de mi amiga y que venían a hablar de Cristo y de Dios. Ellos, demasiado confiados, nos dejaban solos en el salón.
»Yo estaba impresionada de que dos chicos de 19 años, de mi edad, me hablasen de Dios con pasión. Más aún, estaban dedicando 2 años de su vida joven sólo a eso, a hablar de Dios. Me sorprendía y admiraba: no conocía a nadie en la Iglesia católica que hiciese eso. 

Mr. Smith y el “verdadero” cristianismo
»En las primeras charlas, te hablan del Libro de Mormón. Te dicen que la enseñanza plena cristiana se había perdido desde la muerte del apóstol Juan, y que no se ha recuperado hasta que un ángel revela al profeta Joseph Smith, hacia 1830, dónde está el Libro de Mormón con todas las enseñanzas perdidas.
»Usan siempre las mismas citas de la Biblia para apoyar al Libro de Mormón. Los mormones enseñan, según su libro, que Jesús, al resucitar, se apareció y enseñó a los pobladores de América. Eso lo apoyan en la Biblia cuando Jesús dice: “tengo otras ovejas que no son de este redil”. Para justificar que además de la Biblia esté el Libro de Mormón citan Ezequiel 37, 15-17, que habla de “un palo de Judá” y “un palo de José, o Israel”, que Dios ha de unir. Ellos dicen que esos dos palos son dos libros: la Biblia y las escrituras de Mormón. Y sobre el profeta Smith citan Amós 3,7: “el Señor no hará nada sin revelar sus secretos a sus siervos los profetas”.

Hacer preguntas es bueno
»Yo en esa época escribía un diario, que aún conservo. Y apunté una idea que se me pasó por la cabeza: “si ese Libro de Mormón es otro testamento, ¿por qué no hay pruebas arqueológicas, por qué no hay papiros de él o pergaminos de él, como con la Biblia?”. Ellos enseñan que el ángel se llevó el libro de láminas de oro que José Smith había leído y traducido al inglés. Pero ¿por qué Dios hizo algo tan distinto a lo que hizo con la Biblia? Me daba vergüenza preguntarles eso porque ¡ellos eran tan amables!
»A la pregunta de por qué no tenemos los textos que el ángel reveló a José Smith, ellos responden citando a San Pablo: “la fe es certeza de lo que no vemos”, y también citando su propio libro: “hay muchas cosas de Dios que no las vas a ver”.
»En realidad, como comprobé después siendo misionera mormona, a los jóvenes misioneros mormones no les enseñan muchas respuestas a las objeciones. Muy pronto responden a todo con esta frase: “Te invitamos a que ores a Dios esta noche y que Él te hable y verás que es verdad lo que enseñamos”.
»Y oré esa noche. Y no sentí nada, Dios no me dijo nada. Y lo escribí así en mi diario, sinceramente. Pero a ellos, sugestionada o por lo que sea, les dije: “sí, siento que es verdad”. Yo quería pertenecer a ellos. Sólo me pedían ser buena, y yo quería ser buena, y pensaba que la Iglesia verdadera sería simplemente la obediente a las cosas buenas, virtuosas, y parecían ser ellos.
»Era 2005, se acababa de morir Juan Pablo II, salía Benedicto XVI como nuevo Papa, y algunos me decían que si era feo, que vaya aspecto, que cómo iba a seguir yo en la Iglesia Católica. 

Rebautizada mormona
»En fin, en esa fase, después de 4 o 5 charlas, te invitan a bautizarte como mormón. Para eso, te hacen antes una entrevista previa. Has de decir que crees en el Libro de Mormón y que aceptas al profeta Joseph Smith. También te preguntan si has matado a alguien, si has abortado, si has tenido relaciones sexuales. Creo que ellos no quieren aceptar a cualquiera, a gente que ha tenido una vida muy poco virtuosa, excepto si son parientes de alguien. Pueden rechazarte. Me parece que a las personas con inclinaciones homosexuales las rechazan a todas o casi todas, por ejemplo.
»A mí me aceptaron y organizamos mi bautismo mormón. Mi papá no vino: les dijo que éramos católicos “de la Virgen y del Señor de los Milagros”. De mi familia solo vino mi mama ¡y mi madrina del bautismo católico! Hoy digo: ¿qué barbaridad, no? Mi madre lloraba: “hija, pero si yo te di los sacramentos en la Iglesia católica”. Y yo le respondía: “¿prefieres que me vaya de discoteca cada sábado, por ahí?”. Con eso la presionaba. Ellos me veían feliz, y veían que los jóvenes mormones parecían gente buena. Era una falsa elección: o ellos, o el mundo de la noche y las discotecas.
»En el bautismo mormón entras en una piscinita de cuerpo completo, con una túnica blanca. Tú escoges qué hombre te bautiza: yo escogí a los dos misioneros que conocía. Te echan para atrás, como hacen los baptistas y otros protestantes, y te sumergen y dicen: “en el nombre del Padre, del Hijo y del Espíritu Santo”, pero, atención, porque ellos no piensan que es un único Dios; para ellos son tres dioses distintos. A Joseph Smith se le aparecieron el Padre y el Hijo en un bosque, hay un dibujo típico que lo ilustra, como dos cuerpos distintos. Cada vez que en el Antiguo Testamento se dice que Moisés vio la cara de Yahvé, o que Dios señaló con su dedo, o dio la espalda al pueblo, etc., ellos interpretan que Dios Padre tiene cuerpo, con dedos, cara, espalda, etc.
»En cuanto empiezas a ir a los mormones te animan a pasar con ellos mucho tiempo. Te hacen estar cómodo, es como tener otra familia. Ellos no creen que Dios habita en ti y te transforma y hace santo. No, ellos creen que por sus propias fuerzas serán perfectos, que ya lo están siendo, porque cada uno va a ser un dios. Y claro, esa perfección es imposible, pero esa es la fachada que intentan dar.
»Son muy exigentes en el control de la sexualidad: cualquier encíclica católica sobre el tema es mucho más humana, más comprensiva. Ellos son más tajantes, te controlan demasiado, como un robot. A las chicas las animan a estudiar, sí, pero lo ideal que plantean es que enseguida se casen y que tengan muchos hijos. 

Muchos manuales para estudiar
»Una vez bautizado, te dan muchos manuales para estudiar, algo que haces cada domingo en su escuela dominical. Mi experiencia, y lo vi con otra gente poco dada a los estudios, es que los primeros meses al menos hay mucho interés y se leen los libros. Ellos ofrecían también un servicio para ayudar a encontrar y ayuda a la gente.
»Enseguida te dan un “llamamiento”, que es un cargo, en mi caso era una función con jóvenes. Un año después me hicieron misionera de barrio: a tus ratos libres acompañas a los misioneros en sus visitas a las personas interesadas, que en su vocabulario se llaman “investigadores”. Los acompañantes sirven para hacerse amigos de los “investigadores” (es decir, las personas no mormonas), invitarles, tender lazos, etc…
»También aprendí a rezar al estilo mormón, siguiendo un tríptico que lo explicaba. Hay que hacer una breve oración al levantarte, otra al acostarte y otra en cada comida. La estructura es siempre igual: “Padre Celestial, te damos gracias por tal cosa, te pedimos tal otra, en el nombre de Jesucristo”. En las comidas, das gracias por la comida. Se dice siempre “Padre Celestial”, no “Padre nuestro”.

El culto mormón
»El domingo hay una reunión de unas tres horas. La llaman “reunión sacramental”. Se juntan todos los miembros de una zona. No hay un oficiante sino un par de conferenciantes o discursante, los que les toque ese día. Uno habla del ayuno, otro del diezmo (un tema muy insistente). Otro día pueden hablar del bautismo de los muertos o del “sellamiento”, como llaman al matrimonio. Al final, siempre alguien “da testimonio”, pero eso no consiste en contar su experiencia sino simplemente en exponer, de una forma muy repetitiva, que dé seguridad, semana tras semana, que crees en Joseph Smith, en el Libro de Mormón y en su iglesia.
»Después me tocó ser misionera en el extranjero. Es algo que todos han de hacer: 2 años los hombres; uno y medio, las mujeres. Se realiza poco antes de acabar tus estudios. Te mirarían muy mal si no lo haces. Normalmente uno se casa después, a las chicas les animan a casarse con jóvenes que ya han misionado, porque son más maduros en la fe.
»Los misioneros mormones son, sobre todo, esos chicos y chicas jóvenes. También hay adultos ya jubilados que van como misioneros unos años al extranjero. Y hay además matrimonios mayores, a veces pre-jubilados, que pueden ser presidentes de misión. No hay misioneros “de por vida”. Tampoco hay “pastores”. Lo más parecido es el “obispo”, pero no se mantiene con los diezmos, sino con un oficio. Los diezmos son para mantener las “capillas” (centros locales) y el resto va todo a la central a Estados Unidos. Por eso no hay escándalos de pastores con vehículos o gustos lujosos. 

Pagar las misiones a tu hija
»En 2006, yo llevaba ya un año y medio de miembro, y mi novio era un mormón peruano que ya había sido misionero. Quedamos en que yo haría la misión y quizá luego nos casaríamos. El me animó a ir a la misión. Es caro: parte lo pagas tú, otra parte tus padres y otra la iglesia. Yo tenía ahorrados como 500 euros, mucho para Perú, que gasté en esto. Mis padres debían comprometerse a 100 euros mensuales. Mi madre lloraba: les quitaban a la hija y además había que pagar por ello. Y había que comprar mucha ropa y materiales, gastos que impacientaban a mi mamá. “Es una vez en la vida”, le decía yo.
»Primero me mandaron a Colombia casi un mes a formarme. Era como un internado donde estábamos muchos muchachos y muchachas de Perú, Colombia, Venezuela… Nos enseñaban cómo convencer a la gente, con unos vídeos, cómo hablar, qué hacer si te sale mal. Era muy pesado, pero yo estaba contenta. Te enseñaban las escrituras que hemos comentado y cómo responder las preguntas de los “investigadores” (la gente no mormona).
»Los mormones no quieren que les refutes mucho; el mormón da sus citas, y si le hacen preguntas dicen lo de “récelo y verá que es verdad”. Ellos dicen que no tienen que perder tiempo refutando doctrinas. Apenas intentan tapar dudas con la Biblia o el Libro de Mormón. Nos enseñaban a hablar sólo de Joseph Smith, de la nueva revelación completa, del Libro de Mormón.
»Nos explicaban que la enseñanza cristiana se pervirtió con Constantino en el siglo IV, que se corrompió el cristianismo. Luego aprendí que esto lo tomaron de otros protestantes. Allí nos enseñaron que Calvino y Lutero apenas “prepararon” el camino para la recuperación del cristianismo, que llega con Joseph Smith. 

La compañera inflexible
»Llegué de misionera a Guayaquil, Ecuador, en marzo de 2007. Me pusieron una compañera chilena, de mi edad, muy reglista y exigente, que no admitía ningún decaimiento ni cansancio. Era hija de mormones, con nueve hermanos, crecida en familia mormona, no como yo. Los misioneros van en parejas, a todas horas excepto al baño. Espanta peligros, pero también “tentaciones”.
»Cada día a las 6,30 de la mañana nos levantábamos a estudiar lo que hablaríamos en la calle. A las 9,30 salíamos, tratábamos a la gente, de pie, caminando, con el calor de Guayaquil. Un descanso para almorzar, y seguir hasta la noche. De noche nos arrodillábamos y rezábamos pidiendo más “investigadores”. Si nos peleábamos entre nosotras, ese era un momento para pedirnos perdón. Aunque los lunes era día de descanso y otros misioneros hacían turismo, ella me ponía a estudiar. Y así, siendo misionera en Guayaquil, se quebró mi confianza en la fe mormona. 

La anciana católica resistente
»La primera “caída” fue por una señora de unos 75 años, que era muy católica, aunque uno de sus hijos era evangélico y el otro era obispo mormón. Este obispo nos insistía y mi compañera se había encaprichado con conquistarla, y le llevaba postres y la visitábamos mucho.
»Cuando un católico se pone muy firme, nos habían enseñado en que hay que insistir en que la Iglesia católica ya no era de Cristo, que no lo era desde Constantino, que todo era malo desde entonces: las imágenes, la Virgen, el bautismo de niños, etc.
»Y mi compañera insistía tanto que yo recordé mi propio pasado católico y me emocioné. Y se lo dije a ella, a la compañera chilena, llorando: “si convenzo a esta señora siento que estoy traicionando algo mío”, dije. Mi compañera quedó de piedra. “Es normal, hace poco que eres miembro, eres de familia católica, yo hablaré con la señora”, respondió ella. No sirvió de nada: la señora llegó a la entrevista bautismal por insistencia de su hijo y sin convencimiento, pero como dijo que no pensaba ni dejar de fumar (algo importante), la rechazaron. Y la dejamos. 

Evangélicos y testigos, ¡mucha Biblia!
»El caso es que descubrí que casi no teníamos argumentos ni respuestas. Los testigos de Jehová nos ponían cabeza abajo, no aceptaban ni a Joseph Smith ni su libro y no estábamos preparadas para refutarles nada. Y también los evangélicos nos refutaban y yo pensaba: ¿somos misioneras, entrenadas, pero no sabemos responder cosas supuestamente básicas de la Biblia? Y empecé a dudar. Esa era mi segunda “caída”, ver que no teníamos respuestas. Y lloré otra vez: “estoy dudando de la fe”.
»La misión, que debía reforzar mi fe mormona, la estaba destruyendo. Y me preguntaba: “¿estaré haciendo bien al querer cambiarles su fe?, ¿tengo derecho a cambiar su vida? ¡Si hasta yo dudo!”.
»Yo ya me había empezado a fijar en cosas: que los mormones casi no usan la Biblia, que habían tenido poligamia en un pasado reciente, que había doctrinas ocultas. Y yo me di cuenta que me gustaban y me emocionaban las campanas en las iglesias católicas, y ver la gente que salía en procesión, devota del Divino Niño. Y la Virgen. Me preguntaba: “¡cómo voy a decir que esto es malo y pagano!”.
»Y en un encuentro con el obispo mormón le dije: “siento que miento cuando hablo”, y dije que quería dejar la misión. Pedí a mi compañera: “Dile al presidente de la misión que me vuelvo a mi país, que me siento un robot”. 

Defendiendo al Papa
»El presidente de la misión intentó disuadirme para que no marchase. Pero yo no le dije simplemente “añoro a mi familia” o “estoy cansada”. Yo defendí a la Iglesia católica. Le dije que ya no quería hablar mal de la Iglesia católica, que yo pensaba bien del Papa, y que en la Iglesia católica hay santos y gente buena. Y eso le enfadó.
»Él me insistió, que la Iglesia y el Papa son la Ramera de las escrituras, que mis sentimientos venían del demonio, que si volvía al catolicismo mi vida sería un desastre en todos los sentidos. Durante una semana cada noche mi compañera me intentaba convencer; le daban instrucciones de cómo convencerme. Y le dije: “sal de mi cuarto que me confundes”. Y esos días, después de varios años, empecé a rezar a la Virgen, a pedirle que me protegiera, porque mi compañera se ponía muy sectaria y tenía miedo de que llegara a pegarme. Me dije: “en cuanto llegue a Perú con mi familia lo del mormonismo se va a acabar”. Ya sabía que no podría encajar.

De vuelta a casa: un año de insistencia
»Al final me pagaron el vuelo a Perú. Y fui a mi casa. Allí los mormones me enviaron a mi novio, a los amigos, a mi mejor amigo. Yo dudaba. ¿Volver? Pero ahora ellos me daban miedo, no seguridad. Ya mi hermano me había dicho: es una secta. Insistieron casi un año. Pero yo ni les recibía, ni a mi antiguo novio: no quería recaer por amistad. Mis papás me dijeron: corta con todos ellos. Mis padres cobraron la fuerza que antes no habían tenido.
»Estuve un buen tiempo aislada en mi casa, sólo con Internet, leyendo de gente que salía de sectas. Hablé con el párroco de mamá, pero sólo me dijo: “bienvenida, no te sientas mal”. No me dio más formación. Yo necesitaba una atención especial, acababa de salir de un grupo muy cerrado e intenso.
»Mis padres se estaban convirtiendo, avivando su fe católica en las catequesis del Camino Neocatecumenal, pero tampoco ellos me daban respuestas. Yo creía que la Iglesia católica era verdadera, y que la evangélica también lo era, porque leía muchos testimonios de ex-mormones en Internet que eran evangélicos. No había ningún “carisma” católico que me limpiase de mi experiencia mormona. Pero los pastores evangélicos tampoco me inspiraban confianza.

Los que sabían de sectas
»Y un día mi madre me dio un folleto sobre sectas de los Apóstoles de la Palabra, un apostolado católico muy basado en la apologética, en la defensa de la fe. Busqué su dirección. “Viven aquí en la esquina”, me dijeron. Llegué en bici, y allí estaban las Hermanas de los Apóstoles. Mi historia les asombró. “Nunca nos había llegado alguien con esta necesidad. Ven con nosotras los sábados”, me invitaron. Y fui a sus charlas: entendí la enseñanza católica sobre las imágenes, Dios, la naturaleza de Cristo, me dieron libros, todo bien explicado. Y ahora, cuando venían los mormones, ya no los rehuía: los enfrentaba, les sacaba la Biblia, les refutaba.
»Hoy, mirando al pasado, creo que lo que mas me ayudó fue la presencia de la Virgen María, que he reconocido después. Al volver al catolicismo, vi películas sobre ella, le recé… María, creo, es lo que más me ha alegrado recuperar, y ella me ha atraído a través de sus imágenes.
Publiqué mi testimonio en algunas webs católicas, y conocí por Internet a quien hoy es mi esposo. Él también había estado cerca de los mormones por un amigo suyo y a mí me ayudó con argumentos y amistad. Él es español, de León. Después de tres años de novios “cibernéticos” nos casamos en Lima y ahora vivimos en Madrid. Somos catequistas de niños de Primera Comunión en la parroquia de San Romualdo. Y les damos pequeñas enseñanzas de una fe razonable, para defender la fe de la Iglesia de todo tipo de ataques.

sábado, 17 de noviembre de 2012

La Nueva Jerusalén, secta tradicionalista mexicana vinculada a la política


Fanatismo “pre-conciliar” en la secta "La Nueva Jerusalén"


La Conferencia Episcopal Mexicana se vio obligada a intervenir para aclarar que la “Nueva Jerusalén” no tiene relación con la Iglesia

 Autor: Andrés Beltramo Álvarez | Fuente: Vatican Insider


¿Hasta dónde puede llegar el rechazo al Concilio Vaticano II? En México un ex sacerdote católico no se conformó sólo con protestar por las reformas litúrgicas introducidas tras ese evento eclesial. Decidió ir más allá y creó una secta, con santuario y videntes propios. Un pueblo que hoy cuenta con cinco mil personas en el occidental estado de Michoacán y se llama la “Nueva Jerusalén”. Ahora sus pobladores, divididos en dos bandos, se encuentran enfrentados a muerte.

El 6 de julio un grupo de fanáticos incendió las instalaciones de la escuela primaria local “Vicente Guerrero”. Los vándalos estaban encabezados por un “obispo” que se hacía llamar Martín de Tours. Sí, como el santo húngaro del Siglo IV.

Sólo gracias a esos desmanes las cámaras se posaron sobre un fenómeno que data de más de 40 años. Tras la conclusión del Concilio Vaticano II, en 1965, el entonces sacerdote católico Nabor Cárdenas Mejorada se declaró en rebeldía. Dejó la Iglesia y formó su propia comunidad. Conoció a Gabina Sánchez, una “mística” a la cual supuestamente se le apareció la Virgen del Rosario el 13 de junio de 1973.

Según la vidente, que pasó a llamarse “Mamá Salomé”, la aparición identificó en “Papá Nabor” al elegido de Dios para organizar una iglesia en el cerro del Mirador, conocido hoy como la Cuenca Celeste. Así nació la Nueva Jerusalén, una secta que convocó –en la década de los 70- a personas de todo México.

El fenómeno creció, con la connivencia del poder político. En el pueblo las únicas reglas válidas son las heredadas por Nabor y Salomé. Con duras prohibiciones. Sus habitantes están incomunicados, todos sus movimientos son controlados, su sociedad está dividida en castas además de estar vetados terminantemente la reproducción, los noviazgos y los matrimonios.

A la muerte de Mamá Salomé en 1982 se sucedieron otros “videntes”. Primero María de Jesús Bautista y luego Agapito Gómez Aguilar, quien nunca piso la cárcel pese a haber sido acusado de acopio de armas, abuso de menores y vínculos con el crimen organizado. Mientras tanto, el líder Nabor extendió su poder hasta 2007, cuando murió a los 101 años.

Tras el fallecimiento emergió una división interna entre el grupo de Martín de Tours, responsable de una “catedral” de mil metros cuadrados, y Santiago el Mayor, quien fungía como “obispo auxiliar” del finado Papá Nabor. Un conflicto que ya en 2011 provocó fuertes rencillas, porque ambos líderes religiosos cuentan con el apoyo de partidos políticos rivales.

En las últimas semanas la escuela local se ha convertido en la manzana de la discordia. Mientras los secuaces de Tours exigen una educación basada en las férreas normas de la secta; los de Santiago quieren una formación laica. Pero como entre fanáticos la convivencia resulta imposible, la destrucción del edificio educativo encendió todas las alarmas. Y desde hace semanas la comunidad se encuentra vigilada por la policía las 24 horas.

Tanta atención captó el conflicto, que la Conferencia Episcopal Mexicana se vio obligada a intervenir para aclarar que la “Nueva Jerusalén” no tiene relación con la Iglesia.

“Este grupo, mal llamado ‘radical católico’, nada tiene que ver con los postulados de la Iglesia Católica, Apostólica y Romana; es más, son cismáticos y por lo tanto quedan excluidos de la misma. Si bien utilizan símbolos propios de la Iglesia, reiteramos que nada tienen que ver con ella”, indicó la CEM en una nota. Y agregó: “Las leyes son para acatarse, y en este caso, son las autoridades locales las que deben intervenir y poner orden en un conflicto que si no se atiende, puede llegar más lejos. No es un asunto que deba esperar, es momento de actuar y ejercer el estado de derecho que se ha vulnerado”.



La Nueva Jerusalén, secta tradicionalista mexicana ligada a la política

 


por Luis Santamaría 


A dos semanas de que pobladores fieles al autodenominado obispo Martín Le Tours destruyeron la única escuela oficial del poblado de Nueva Jerusalén (Michoacán, México), tal como publicamos en Info-RIES, no hay un solo detenido por estos hechos, a pesar de las reiteradas declaraciones del gobierno de Michoacán de que habrá castigo para todos los responsables. Reproducimos aquí los reportajes publicados en el diario El Universal por Dalia Martínez.

Impunidad de la secta
El presidente municipal de Turicato, Salvador Barrera, asegura que hay “impunidad” en este caso. Él, junto con una patrulla municipal, acompañaron a El Universal en recorrido por esta población de la meseta purépecha. Fundada hace 40 años, la Nueva Jerusalén logró hace seis años abrir la escuela Vicente Guerrero. En la actualidad, al menos 200 alumnos recibían clases en las aulas que fueron destruidas a golpes de mazo por los pobladores fieles a la Virgen del Rosario, que argumentaron que enseñaban “cosas del diablo”.
Las dos aulas destinadas al preescolar, siete a primaria y dos para la telesecundaria estuvieron custodiadas por la Policías Estatal hasta el 3 de julio; se retiraron del plantel por órdenes del gobierno del Estado, al considerar que no había peligro de un ataque. Para el viernes 6 de julio y a primera hora la escuela estaba siendo destruida ante los ojos impasibles del subsecretario de Gobierno, Fernando Cano, que llegó a eso de las 10 de la mañana al lugar, alertado por uno de los vecinos.
Los gobiernos estatal y municipal justifican la no intervención de las fuerzas públicas: por una parte, por los menos de 20 policías municipales que estaban en servicio ese día; por otra que “no hubo manera de trasladar a refuerzos policiacos para detener a nadie en flagrancia, dado lo retirado del lugar”, según declaró el subsecretario de Gobierno, a pesar de que existe la subprocuraduría de Tacámbaro, a menos de 100 kilómetros de distancia. Unos días después, padres de familia y el presidente municipal de Turicato exigieron al gobierno la intervención pronta y expedita ante la amenaza que han lanzado nuevamente los seguidores de Le Tours sobre sus detractores.

Amenazas: la Virgen “quiere sangre”
Según han denunciado los pobladores que viven alrededor de La Ermita, centro de oración principal, donde viven y duermen los obispos y padres ordenados por Martín Le Tours, los amagos se dan al caer la noche. Entonces se oyen risas, cánticos y las amenazas que advierten que la Virgen “quiere sangre” y que quien no se vaya antes del 20 de agosto será desalojado por la fuerza y quemada sus vivienda.
Eso lo niega categóricamente el encargado del orden de la Nueva Jerusalén, Cruz Cárdenas, que literalmente dice que para él “no hay ni hubo ningún delito que perseguir” en el derrumbe de la escuela. En todo caso, señala, “el gobierno tuvo la culpa al no avisar ni pedir permiso para poner la escuela, para tomar en cuenta a la comunidad que, hasta donde sé no quiere esa escuela, porque ya tenía una, y ahí hay igualmente monjitas que enseñan”.

Coordenadas geográficas e históricas de la secta
La Nueva Jerusalén sobresale de todo el territorio de Turicato apenas se entra a la tenencia de Puruarán. Es un monte alto, verde, excepcional, que posee una vista despejada y clara desde donde se observa todo el valle azucarero. Desde la llamada “Cuenca Celeste” —el templo mayor de oración de la Nueva Jerusalén— se dominan todos los alrededores de Turicato, casi hasta Tacámbaro. Es una tierra fértil y generosa donde principalmente se cultiva el maíz y la caña de azúcar.
Ahí, en un predio propiedad del estado, en tierras ejidales que pertenecen a la tenencia de Puruarán, hace casi 40 años decidió Nabor Cárdenas Mejorada fundar “un lugar lejos de la contaminación del mundo”. En 1965, el Concilio Vaticano II aprobó reformas a la liturgia eclesiástica. Entre las que destaca que las Misas ya no se oficiarían en latín, sino en la lengua original de cada país, y que los católicos vieran a los miembros de otras religiones como prójimos y no como enemigos.
Para el padre Nabor Cárdenas Mejorada, partidario de la Iglesia ortodoxa, y que oficiaba Misa en una modesta iglesia del municipio de Lázaro Cárdenas, aquello le pareció una cosa simplemente inadmisible, una herejía. La historia pierde el hilo de cómo fue que se conocieron Nabor Cárdenas y Gabina Sánchez Romero, mujer entrada en años conocida y considerada hasta 1973 como una poderosa vidente de la localidad de Turicato a la que, dicen los lugareños, se le apareció por primera vez la Virgen del Rosario, en el paraje denominado El Callejón.
Las historias difundidas por la comunidad apuntan a que fue el 13 de junio de 1973 cuando la vidente Gabina tuvo contacto con la Virgen y ésta “le dijo” que el sacerdote Nabor era el elegido para que organizara una Misa en el cerro que llamaban El Mirador, que ahora es la “Cuenca Celeste”, a donde sólo tienen acceso “los elegidos, los bienaventurados y tocados por la divinidad”.
Los historiadores, periodistas y reportes de prensa locales afirman que Cárdenas Mejorada se trasladó de su modesta parroquia a cumplir con el mandato y “por decisión de la Virgen del Rosario” se quedó y se autonombró “Papa Nabor”. A la par, llamó a la vidente Gabina Sánchez como “Mamá Salomé”, y le otorgó el segundo puesto de mando después de él.
Con estas paternidades comenzó la historia de lo que en un principio se planteó como un centro de salvación del mundo y fue denominada la Nueva Jerusalén, que atrajo a mediados de los 70 a miles de feligreses de todas partes del país, a quienes se les hacía prometer y comprometerse (económicamente) con la obra de “la Virgen del Rosario”.
La Nueva Jerusalén fue tolerada por los gobiernos locales, estatales y federales pese a que comenzaban los rumores, ya para la década de los 80, de que todo tipo de atrocidades ocurrían en el interior del centro principal de oración, donde, hasta ahora, las 24 horas del día los 365 días del año, hay cánticos y rezos por la salvación del mundo.
Estos rumores llegaron hasta la capital michoacana. Al lugar acudió, en 1983, el obispo Néstor Guijarro, de la Santa Iglesia Católica Apostólica, Ortodoxa, Antigua y Tradicional de México, para anunciar la excomunión de la iglesia de Nabor Cárdenas. Cosas del destino: el prelado Guijarro fue uno de los tres que elevaron al trono de obispo a Papá Nabor, cuando pidió permiso a esa iglesia cismática para asentarse en definitiva en Turicato y fundar esta nueva orden. 

Los guardianes de la secta
Al correr de los años otro personaje hizo su aparición en escena: Agapito Gómez Aguilar. Este hombre arribó a Michoacán casi a punto de cumplir los 48 años de edad y poco se sabe de su pasado. Como un creyente más, se instaló en la Nueva Jerusalén procedente de San José del Valle, Hidalgo. “A los 10 años de haber llegado dijo que la divinidad lo escogió a él para ser su vocero”. En un vieja cassetera, “grababa” mensajes que luego transmitía a la población afirmando que era “la viva voz de la Virgen María, la Virgen del Rosario y del general Lázaro Cárdenas del Río”.
Se ganó la confianza de Papa Nabor, quien lo hizo su brazo derecho y le encargó la seguridad del lugar y la suya. El otro hombre de su confianza fue siempre el padre Santiago Mayor, con quien a la muerte de Papa Nabor, Agapito se disputaría el trono. Para 1989, Agapito Gómez formó la guardia de Jesús María, una especie de “policía de élite” encargada de dar protección al entonces guía de la Nueva Jerusalén y que ahora se la brinda al “obispo” Martín de Tours.
Esa misma guardia es la que ha sofocado cualquier intento de rebelión y expulsa por la fuerza a quienes no están de acuerdo con los preceptos que rigen a la Nueva Jerusalén. Muchos aseguran que la guardia tiene armas y que con ellas amedrentan a quienes osan disentir de Martín de Tours. Fue la misma que custodió los alrededores de la escuela Vicente Guerrero, cuando la hicieron añicos el pasado 6 de julio. 

Implicaciones políticas
Muy ligada a la historia de la Nueva Jerusalén estuvo una familia de la zona de apellido Villaseñor. El cronista y periodista Arturo Cornejo, en un artículo publicado en un periódico local, relata que María Villaseñor era una joven conocida como La Turicata, que fue habitante de la Casa del Estudiante Femenil Juana Pavón cuando llegó a Morelia a estudiar la secundaria.
María Villaseñor, como muchos jóvenes de la época fue captada por el PRI y se adhirió al poco tiempo a la Confederación Nacional Campesina (CNC); para 1973 conoció a la esposa del presidente Luis Echeverría, María Esther Zuno, y con su apoyo fue diputada. La prosperidad llegó a su vida, compró la hacienda de San Rafael en Turicato y un pedazo de poder tocó a sus hermanos. A la sombra de esa familia creció la Nueva Jerusalén. De esa comunidad obtenían mano de obra para su hacienda en la que cultivaban caña de azúcar y producían piloncillo.
En 1986, Luis Martínez Villicaña fue electo gobernador de Michoacán y María Villaseñor fue diputada nuevamente por el distrito de Tacámbaro, en la 64 Legislatura. La esposa del mandatario, Érika Hinsen, le tomó aprecio a María Villaseñor. En ese tiempo, el tráfico de drogas empezaba a ser una actividad preponderante en la entidad.
Martínez Villicaña había pasado por La Ermita, como también se conoce a la Nueva Jerusalén, en su campaña para gobernador. Lo esperaban cientos de personas vestidas con sus atuendos tradicionales. Esa usanza lo impactó profundamente y la diputada María Villaseñor fue gestora privilegiada para introducir algunos servicios a la comunidad, lo que le permitió tener un lugar especial en los actos en la Nueva Jerusalén. 

El “enojo” del general
Las elecciones federales de 1988 le abrieron un boquete al PRI en Michoacán y el partido perdió casi todo. Papa Nabor hizo notar que la Nueva Jerusalén seguiría siendo un reducto del tricolor y en sus misas llamaba “comunistas, traidores y demonios” a los seguidores de Cuauhtémoc Cárdenas Solórzano. Agapito “transmitía” el mensaje del general (Lázaro Cárdenas) diciendo que “estaba enojado con su hijo y que todos deberían votar por el PRI”.
En las casillas que se instalaban en la Nueva Jerusalén todos los votos eran para el PRI. Con ello, en las elecciones municipales de 1989, los resultados fueron 1.295 a cero a favor del PRI, con lo que el hermano de María Villaseñor, Adolfo Villaseñor, ganó la alcaldía. Un largo conflicto postelectoral fue la consecuencia, hasta que en 1990 el Congreso del Estado designó a Ramiro Chávez como alcalde de Turicato. En julio de 1990, José Villaseñor, otro hermano de María, fue asesinado; más tarde, los campos de los Villaseñor fueron quemados y los pozos donde abrevaban sus animales, envenenados.
Los Villaseñor fueron perseguidos y expulsados de Turicato. María murió lejos de su tierra. Pero La Ermita permaneció fiel al PRI hasta el año 2000. La Ermita ha sido lugar obligado de visita para todos los candidatos a gobernador. Agapito y Papa Nabor se encerraban, como también lo hizo Fausto Vallejo Figueroa y Silvano Aureoles Conejo (del PRD), a escuchar el mensaje que siempre les tiene el espíritu del general Lázaro Cárdenas.
Y después la comunidad entera recibía el mensaje en directo, a través de unos altoparlantes de donde se escucha por quienes mandan a “los bienaventurados votar”, e invariablemente es por el Revolucionario Institucional. No obstante, en la campaña política de Lázaro Cárdenas Batel, para gobernador del estado, éste se rehusó a reunirse con Papa Nabor; lo mismo que Leonel Godoy Rangel, quienes sin duda, dicen, “por eso fueron maldecidos y serán perseguidos hasta el fin de sus días”.